NOMOFOBIA: LA DIPENDENZA DA CELLULARE

Può sembrare assurdo pensare che la sensazione che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha provato nel vedere il proprio telefonino scarico, senza linea o senza credito possa trasformarsi in una vera e propria dipendenza

Nomofobia, dall’unione delle parole “no-mobile” e “phobia”, viene descritta come l’ansia di non avere il telefono sempre sotto mano o meglio di non poter essere sempre connessi alla rete. Il problema riscontrato da persone affette da questa dipendenza è la sensazione di panico nel pensare di poter essere disconnessi da internet e di conseguenza da tutto ciò che li circonda. 

Non è infatti un caso che le persone tendando, in maniera sempre più crescente, a costruirsi relazioni sociali, a ricercare informazioni e a svolgere attività quotidiane sempre e solo sul proprio smartphone. Il pensiero di non poter svolgere tali attività anche solo per qualche ora, e nei casi più gravi per qualche minuto, trascina l’utente in uno stato di panico nel quale possono addirittura manifestarsi vertigini, battito cardiaco accelerato o sudorazione. 

Questa forte ed eccessiva reazione supporta uno degli studi internazionali svolti in questo ambito, in particolare uno studio condotto dall’Università Federale di Rio de Janeiro, il quale definisce la nomofobia non un mero attacco d’ansia ma una dipendenza patologica

Per contrastare queste spiacevoli reazioni, non è difficile vedere persone che si accompagnano costantemente da un power bank o che prima di uscire controllano che la batteria sia sufficiente per utilizzare il dispositivo evitando il rischio che si possa spegnere e, in casi estremi, che si portino con sé un secondo telefono pronto all’uso. Comportamenti di questo genere possono essere notati al di fuori di casa, ma molti altri comportamenti negativi vengono assunti tra le mura della propria abitazione. Persone affette da questa patologia hanno la tendenza a mantenere il cellulare sempre accesso 24 ore al giorno, addormentarsi con esso a fianco e portarlo con sé in ogni stanza della casa (compreso il bagno). 

Se da una parte la sensazione dovuta all’impossibilità di essere online è del tutto negativa, questa dipendenza può anche portare a una produzione maggiore di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della ricompensa, che si manifesta ogni qual volta si vede una notifica sul proprio cellulare. Ciò è dovuto al fatto che si pensa vi sia qualcosa di eccitante per noi o almeno lo si spera, e proprio il fatto che non si può sapere in anticipo porta in automatico a controllare immediatamente. 

Infine, uno dei dati più preoccupanti arriva da uno studio dell’Università di Granada che identifica come fascia d’età più colpita e a rischio quella tra i 18 e i 25 anni

Se lo smartphone può risolvere e facilitare tante questioni, vi è sempre una seconda faccia della medaglia che in questo caso, più che mai, va tenuta sotto controllo

Diandra Zucchegna