“AT THE MUSEUM”: LA WEB SERIE DEL MOMA COME ESEMPIO DI VISUAL STORYTELLING

Vi siete mai chiesti cosa succede in un museo quando i visitatori se ne sono andati? Una risposta è arrivata da Ben Stiller, con la commedia Una notte al museo, ma il MoMa di New York è riuscito a fare di meglio, attraverso un sapiente utilizzo del visual storytelling: scopriamo insieme come!

Innanzitutto, il visual storytelling è una tecnica che oggi viene utilizzata sempre più frequentemente come strategia di business efficace. Essa presuppone una narrazione che utilizza le immagini come modalità espressiva, una sorta di racconto visuale che riesce a far vivere al proprio pubblico un’esperienza immersiva e intensa. Il vantaggio principale dell’utilizzo del visual storytelling come strumento di marketing e di comunicazione è quello di potersi basare sull’immediatezza, che scaturisce dalla forza delle immagini, coinvolgendo così il pubblico in modo profondo e innescando una sensazione di empatia.

Un efficace esempio di visual storytelling applicato al settore culturale è proprio quello ideato dal MoMa di New York, uno dei musei più seguiti al mondo, che ha colto l’opportunità che le immagini hanno di creare un universo narrativo e ha cominciato a sviluppare la narrazione stimolando curiosità, empatia e condivisione, attraverso contenuti che suscitano forti emozioni negli spettatori. Ma andiamo con ordine.

Nel 2017 il MoMa ha annunciato un progetto innovativo: una web serie, fruibile sull’account YouTube del museo, intitolata At the museum e composta da 8 video, della durata di 10 minuti l’uno, attraverso i quali riusciamo ad entrare in un luogo mai scoperto prima. Tutti sanno cosa accade nei musei quando le luci sono accese e le biglietterie funzionanti, ma quasi nessuno sa cosa accade prima, dietro le quinte dell’arte: grazie a questa web serie apprendiamo quali sono le figure professionali e quali sono le mansioni che ci consentono di poter ammirare le preziose opere che vediamo durante le visite. Riusciamo a vedere dettagliatamente le opere etichettate, osservate sotto gli occhi e gli strumenti attenti dei professionisti, appese e pronte per essere ammirate, oppure ancora il delicato procedimento di imballaggio per poter esser spedite altrove, senza dimenticare gli immancabili processi di restauro

Tutto questo ci permette di renderci conto di tutte quelle attività invisibili, ma indispensabili, che costituiscono la “vita” di un museo; non mancano neanche gli aspetti relativi alla gestione delle relazioni con il pubblico e alla progettazione dei percorsi espositivi, anch’essi parte integrante della quotidianità museale.

Una narrazione finalizzata a mostrare a tutti, compresi coloro che hanno meno familiarità con il settore dell’arte, questo mondo, ad avvicinandosi ad esso per poterlo capire e apprezzare: un’idea di arte che è più vicina alle persone e che rende più accessibile il linguaggio del museo, veicolando un messaggio di inclusività e apertura.

Matilde Bottazzoli