GLI OCCHI DELL’IMPERATORE – UNO SGUARDO UMANO AL CLASSICO MEDIOEVO

C’era una volta una giovane contessa, un vecchio imperatore e un triste cavaliere. Potrebbe essere questo l’inizio di una storia per bambini, ma le parole di Laura Mancinelli riflettono uno stile molto più poetico, che fin dalle prime frasi promette bene e cattura l’attenzione.

Durante le pulizie di primavera ho riordinato la mia libreria e ho ripescato un libro, edizione Einaudi, che contiene tre romanzi della scrittrice appena citata. Avevo già letto il primo una decina di anni fa e incuriosita dal ricordo di una lettura particolare e molto piacevole, ho deciso di proseguire con il secondo e infine con il terzo, intitolato “Gli occhi dell’imperatore”.

Interessante la scelta della casa editrice di raggruppare questi tre brevi romanzi, accomunati prima di tutto dal tema centrale ovvero il Medioevo, e inseguito dallo stile, fresco, preciso ma allo stesso tempo fortemente evocativo. Mancinelli, docente di letteratura tedesca e medievale, saggista e traduttrice, descrive infatti questo periodo tra storia e invenzione, e lo fa con uno sguardo affettuoso ed ironico. E poi da ultimo una costante onnipresente: la sollecitazione del senso della vista, attraverso sguardi e vivide descrizioni.

Il Medioevo che fa da cornice a questa storia, è il classico, con ambientazioni e personaggi tipici.
Eppure allo stesso tempo rifiuta lo stereotipo della violenza e degli intrighi cortigiani, lasciando al centro umanità e sentimenti. Ne deriva una storia pregna di sentimenti profondi come amore, paura, solitudine, dolore, e saggezza raccontati però con leggerezza e un pizzico di ironia. Per questo motivo, mi sono ritrovata a leggere il romanzo con un constante sorriso e provando uno strano senso di malinconia.

L’intreccio racconta dell’ambito viaggio della contessa Bianca con il Cavaliere Tannhauser alla volta della Corte dell’amato e promesso sposo Imperatore Federico II. Un viaggio fisico e metaforico che toccherà i sentimenti di tutti i personaggi, creando un’atmosfera, affascinante e allo stesso tempo molto accessibile, di vicinanza.

Semplicità, purezza, calore. Sono queste le tre parole a cui associo questo libro che mi ha letteralmente scaldato il cuore. Una prova che anche il più semplice dei racconti può rifuggire l’ordinario e lasciare il segno.

Isabella Cristina Pagani