Il signor Diavolo

IL SIGNOR DIAVOLO: UN RACCONTO TRA REALTÀ E MENZOGNA

Tre persone possono mantenere un segreto, se due di loro sono morte. Signore e signori, Pupi Avati è tornato! Il celebre regista e scrittore bolognese torna alla ribalta, dopo cinque anni di assenza, con un film horror che ricorda suoi lavori passati come La casa dalle finestre che ridono del 1976 o Il nascondiglio del 2007.

I suoi tratti stilistici sono ben visibili per tutto il film: colori spenti, ambientazioni gotiche e una storia a metà tra l’esoterismo vero e proprio e le credenze popolari, il tutto in una spettrale Venezia del dopoguerra. La regia, seppur davvero semplice, riesce a cogliere ogni lato sinistro del film con inquadrature eleganti e sontuose, ma a colpire lo spettatore sono soprattutto i dialoghi: nessun urlo, niente grida disperate, solamente tante frasi dette sottovoce, quasi bisbigliate, perché parlare del Diavolo non è permesso, ed ogni scoperta deve rimanere un segreto.

La superstizione come vero motore della storia

La vicenda, ambientata nel 1952, ha come protagonista un giovane avvocato incaricato di seguire un caso unico del suo genere: un bambino che, dopo aver ucciso un suo coetaneo deforme, afferma di averlo fatto per uccidere il diavolo. Una storia in cui racconti religiosi si mescolano alla forza di un partito, la Democrazia Cristiana, che non ha alcun interesse nel dare risalto ad un caso che vede tra le persone coinvolte anche un sacerdote ed una suora. Il ritmo è lento, ma per questo film non si tratta di una nota negativa, in quanto alimenta lo stato d’ansia nello spettatore. Seppure sia del 2019, la pellicola ricorda lo stile degli horror degli anni 70’ dei maestri Dario Argento e Lucio Fulci.

Il confine sottile tra bene e male

L’unione tra religione e credenza popolare, il Sacro con il Profano, è il vero filo rosso che tiene lo spettatore inchiodato alla poltrona fino alla fine. Pupi Avati gioca però anche con un altro elemento: il Diavolo, o meglio il Signor Diavolo. Esiste il Diavolo? Davvero delle persone sono state possedute da esso? Esistono gli esorcismi? … Non è un mistero che davanti ad argomenti o domande da brividi come queste, ci si senta impotenti. Dare una risposta corretta è impossibile e il film lo dimostra, ma appare ugualmente chiaro che, così come esiste il bene, esiste anche il male. Male che non sempre si materializza sotto forma di guerre o omicidi, ma anzi molto spesso si cela dietro quello che noi comunemente crediamo il bene. Proprio per questo, nel film, il Diavolo è riconosciuto con il titolo “Signor”, parola elegante e affascinante allo stesso tempo.

Attraverso il film lo spettatore intraprende un viaggio nei meandri più oscuri della propria mente tra visioni orribili e riti che, se infranti, portano sangue ed eventi inspiegabili. Molto apprezzato da critica e pubblico, Il Signor Diavolo pone il terribile quesito riguardo l’esistenza del Maligno senza dare nessuna risposta certa. Difficilmente si potrà rimanere impassibili; come, del resto, è impossibile rimanere indifferenti di fronte a Dio o al Diavolo, il Signor Diavolo.

Sonia Segreto