IRRATIONAL MAN – CRISI ESISTENZIALI DI UN UOMO ALLA RICERCA DI UNO SCOPO

Un professore di filosofia in preda ad una crisi esistenziale, una giovane studentessa curiosa ed intelligente, la fatica di trovare un senso alla vita e al mondo, e un piccolo stato USA. Ecco tutti i principali ingredienti di uno degli ultimi, affascinanti film di Woody Allen.

Lo si può amare oppure no, si possono amare le sue opere oppure no, ma penso sia fuor di dubbio che Heywood Allen – questo il reale nome del regista (la versione che tutti conosciamo è uno pseudonimo) – sia uno dei produttori cinematografici più brillanti e prolifici di Hollywood. Dopo pellicole acclamate e premiate, da Vicky Cristina Barcelona a Blue Jasmine, per citarne solo un paio, nel 2015 il regista newyorkese torna sul grande schermo con Irrational Man, in cui racconta la storia di Abe Lucas, docente di filosofia che si trasferisce a Rhode Island per insegnare in un’università.

Proprio al college Abe conoscerà Rita, una collega con cui inizierà una relazione sebbene questa sia già sposata, ma soprattutto la sua strada incrocerà quella di Jill, studentessa del suo corso. Se all’inizio del film la vediamo condurre una vita tranquilla e relativamente semplice, con un fidanzato innamorato, due genitori che la amano, e una comune carriera universitaria, fatta di lezioni e feste con gli amici, ben presto ella rimane in qualche modo stregata dal fascino cinico del professore. Abe si affida infatti alla filosofia nella sua ricerca di senso, in una vita che sembra non provare interesse per nulla.

Anche la storia con Jill non pare dargli uno scopo; ma ecco che un giorno, in un bar, i due ascoltano per caso la storia di una madre che sta per perdere l’affidamento dei figli per colpa di un giudice corrotto. Ed è così che all’improvviso Abe trova una causa a cui devolvere la sua esistenza. Il professore viene pervaso da una nuova e inaudita linfa vitale mentre progetta, e poi porta a compimento, di togliere la vita ad un’altra persona. Il fulcro della vicenda tuttavia non è l’omicidio praticamente perfetto che riesce a mettere in atto, ma l’impressionante lucidità con cui lo vediamo compiere un gesto completamente folle. In quella che pare una luminosa discesa verso l’inferno cui inevitabilmente un’azione del genere porta, Abe sprofonda sempre più quando, dopo che Jill ha scoperto la sua colpa e minaccia di denunciarlo se egli non si costituirà, decide di eliminare anche lei.

La pellicola ha chiaramente e indubbiamente lo stampo di Allen, dai colori, alle atmosfere, ai personaggi che sfociano in extrema ratio alla follia per sfuggire al disagio che si portano dentro. Una sempre brava e valente Emma Stone (nei panni di Jill) affianca un incredibile Joaquin Phoenix – cui verrebbe da domandare se riuscirà mai ad interpretare un personaggio sano di mente – che incarna mirabilmente un uomo cui il rimorso, la compassione, persino l’affetto, paiono essere totalmente estranei.

Niente spoiler sul finale, ma se volete vedere fino a che punto riesce a spingersi un essere umano per riempire di qualcosa – qualunque cosa – la propria vita, la visione è altamente consigliata.

Chiara Anastasi