DOLOR Y GLORIA, UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL SÉ

Ricordi d’infanzia, amore, dipendenze, crescita e scoperta di sé: Almodóvar guida lo spettatore in un viaggio attraverso tutte le tappe dell’esistenza umana.

L’ultima pellicola del regista spagnolo permette a chiunque di immedesimarsi in alcuni o magari tutti gli aspetti della vita del protagonista. Si tratta un progetto parzialmente autobiografico e che lo stesso registra definisce il suo lavoro più intimo. In un’intervista Almodóvar afferma che la corrispondenza alla propria storia reale “sul fronte dei fatti è il 40 per cento, ma per quello che riguarda un livello più profondo, si tratta del 100 per cento”.

Il film è stato presentato (e premiato) al Festival del Cinema di Cannes nel 2019 e ha ricevuto anche due nomination agli Oscar: miglior attore e miglior film straniero.

Immancabile la partecipazione di Antonio Banderas e Penélope Cruz, protagonisti della storia di

Salvador Mallo. Un regista alle prese con una profonda crisi, personale e fisica, che ripercorre i momenti più importanti della propria vita: glorie e dolori.

L’educazione e l’infanzia, la passione per il cinema, la scoperta dell’amore, le dipendenze, i momenti di crisi, la solitudine, la malattia e – fil rouge di tutta la pellicola – il rapporto con la madre.

La vita di Salvador viene raccontata attraverso flashback e ricordi che riaffiorano in seguito alla richiesta di partecipare alla proiezione del primo film del regista.

Nonostante il racconto del passato, uno degli aspetti principali della storia è il presente tormentato sia dal punto di vista creativo che sentimentale del protagonista.

Ogni personaggio diventa un tassello di un ampio e complesso mosaico di emozioni e ricordi: tra i principali anche l’ex amante.

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Oltre alla trama articolata ed emozionante, a colpire è la fotografia, affidata a José Luis Alcaine che già diverse volte ha collaborato con il regista spagnolo: i colori sono delicati ed incredibilmente equilibrati. Le scene sono state girate in Spagna, in particolare tra Valencia, Madrid e il piccolo comune di Paterna.

Almodóvar ha scelto di affidare la colonna sonora a Mina, artista italiana di fama internazionale, che per l’occasione ha interpretato “Come sinfonia” canzone del 1961.

Il finale svela l’aspetto metacinematografico della pellicola: un film che mostra un altro film, degna conclusione di un viaggio introspettivo e complesso, che non smette di sorprendere lo spettatore.

Andrea La Gatta