RICORDANDO FELLINI – LO SCEICCO BIANCO

Per il centenario della nascita di Federico Fellini, ho deciso di ricordarlo riguardando Lo Sceicco Bianco, film che ha segnato il suo esordio come regista.

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 Gennaio del 1920. Fin da giovane disegna vignette che vengono pubblicate sui giornali, mostrando già una passione per la comicità. Trasferitosi a Roma per studiare giurisprudenza, si avvicina al cinema attraverso la scrittura di sceneggiature e grazie all’incontro con Roberto Rossellini avvenuto nel 1945.

Il cinema di Fellini si colloca, normalmente, nella corrente neorealista, sviluppatasi in Italia durante gli anni del Secondo Dopoguerra. Fellini, però, definiva il neorealismo in senso più ampio, come il “guardare la realtà con occhio onesto, ma ogni sorta di realtà: non soltanto la realtà sociale ma anche la realtà spirituale, la realtà metafisica, tutto ciò che l’uomo ha dentro di sé”.

Per i suoi film, tra cui i grandi successi de La Strada (1954), La Dolce Vita (1960) e Otto e ½ (1963), la critica spesso utilizza la definizione “realismo magico”, presa in prestito soprattutto dalla letteratura. Fellini, infatti, ha sempre voluto e saputo unire l’analisi minuziosa della società tipica del neorealismo e la caricatura e il grottesco tipici della satira.

Lo Sceicco Bianco è il film che ha segnato il suo esordio assoluto come regista nel 1952 ed ha lanciato la carriera di Alberto Sordi.

Ivan (Leopoldo Trieste) e Wanda (Brunella Bovo) si recano a Roma in viaggio di nozze. Qui devono incontrare lo zio di Ivan che ha fissato loro un incontro con il papa. Wanda, però, ha un desiderio di cui Ivan è ignaro: incontrare Fernando Rivoli, protagonista del suo fotoromanzo preferito. Determinata a realizzarlo, lascia l’hotel all’insaputa di Ivan e si reca alla casa di produzione del fotoromanzo. Qui si unirà alla compagnia che sta andando a girare alcune scene a Fregene e incontrerà finalmente l’attore dei suoi sogni. Rivoli (Alberto Sordi) cercherà di avere con lei un’avventura passeggera, giocando sulla sua ingenuità e dandosi arie da grande attore.

La comicità de Lo Sceicco Bianco è duplice: da un lato Ivan, a Roma, deve giustificare ai suoi zii l’assenza di Wanda inventandosi sempre nuove scuse, determinato a non macchiare l’onore della famiglia. Dall’altro Wanda, a Fregene, è assediata dal corteggiamento grottesco dello “sceicco”, che le racconterà addirittura di essere stato ingannato dalla moglie con un filtro magico nel giorno del loro matrimonio.

Fellini esprime il suo sguardo comico e onirico fin dalla scelta del soggetto. Siamo proiettati in un mondo quasi magico che critica scherzosamente l’Italia degli anni ’50. Ivan e Wanda, infatti, sono due giovani di Altovilla Marittima e si recano a Roma con grandi speranze, ma si dovranno scontrare con la realtà a tratti triviale della grande città e dei soggetti che la popolano.

Nonostante il film fosse stato inizialmente stroncato dalla critica e non sia considerato uno dei capolavori di Fellini, guardare Lo Sceicco Bianco nel 2020 è forse uno degli omaggi più sinceri che si possano fare al grande regista riminese.

Lucrezia Savino