“LE BAZAR DE LA CHARITÉ”: UNA SERIE FRANCESE D’ECCELLENZA

In italiano tradotta con “Destini in fiamme”, Le Bazar de la Charité è una miniserie storica drammatica di otto puntate prodotta da Quad Télévision e diffusa su TF1 in Francia. Il notevole successo da subito riscontrato ha spinto il regista Alexandre Laurent a distribuirla mondialmente su Netflix

A essere del tutto onesta non sono una grande consumatrice di prodotti cinematografici o televisivi francesi. Quei pochi che ho visto, forse per caso o forse no, li ho sempre trovati anticonvenzionali, “particolari” e mi hanno spesso lasciata perplessa. Ma questa volta è stato amore a prima vista, anzi, al primo episodio. 

Già il fatto che sia stata incorporata nell’offerta della piattaforma OTT più famosa del mondo denota una certa qualità. Un progetto ponderato per quattro anni prima di essere realizzato, 17 milioni di budget, un Laurier vinto per la categoria delle serie tv, uno share qui cartonne ovvero “che sfonda” e infine una risonanza mediatica notevole, dai quotidiani nazionali ai migliori blog dedicati all’audiovisivo francese. 

La trama si sviluppa a partire da un fatto storico realmente accaduto. Siamo a Parigi, 1897. Moltissime donne della borghesia  parigina si riuniscono al Bazar de la Charité, una sorta di ampio mercato di beneficienza di alto livello che propone inoltre intrattenimenti popolari come il cinematografo e spettacoli di vario genere. In circostanze poco chiare si sviluppa un violento incendio che mieterà più di un centinaio di vittime e migliaia di feriti. È in questa sfortunata e misteriosa occasione che conosciamo le tre protagoniste, Adrienne de Lenverpré (l’attrice Audrey Fleurot), Alice de Jeansin (Camille Lou) e Rose Rivière (Julie de Bona). Questa tragedia avrà pesanti ripercussioni sui destini di queste eroine e dei personaggi che vi gravitano attorno. E, in tutto questo, lo scenario storico-politico non aiuta. 

Presunte morti, scambi di identità, amori apparentemente inconciliabili, vicende insabbiate, violenze e grosse responsabilità. La serie vuole soprattutto rappresentare (e forse anche denunciare?) la delicata condizione delle donne alla fine del XIX secolo, succubi dei mariti e intrappolate dalle loro famiglie, ma altrettanto desiderose di maggiore libertà. 

Fate caso a come parlano i personaggi, anche se non vedete la serie in lingua originale. Notate qualcosa di strano? Il regista ha scelto a tal proposito di far loro utilizzare un francese poco ottocentesco e piuttosto moderno, per suggerire implicitamente come il suddetto tema sia sempre attuale

Da un punto di vista drammaturgico la serie è ineccepibile. Personaggi sviluppati e interessanti, storyline curate in ugual misura e portate a termine, nessun elemento superfluo o lasciato al caso. E questa valutazione vale anche per il finale, chi ha orecchie per intendere intenda. Motivi per cui un seguito non avrebbe senso. Stesso giudizio eccellente infine per l’aspetto cinematografico. Un cast importante, colonna sonora ottima. Basta leggere alcune interviste per capire lo sforzo fatto al fine di rendere la serie, una serie di qualità. 

Le Bazar de la Charité è quindi una serie breve ma intensa, intrisa di un dramma che vi farà rimanere con il fiato sospeso e attaccati allo schermo, sperando che non finisca mai. 

Isabella Cristina Pagani