L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE – QUANDO IL TITOLO È PROFETICO

Durante i viaggi in treno reputo sempre fondamentale avere con me un libro. Mentre mi lascio cullare dal suono del mezzo che procede sui binari, trovo infatti particolarmente appropriato immergermi in una buona lettura. Nell’ultimo viaggio fatto prima che un’emergenza ormai nota ci privasse di questa possibilità (correva infatti il 20 febbraio), ho iniziato a leggere L’insostenibile leggerezza dell’essere. Ebbene, i giorni non facili che sono seguiti sono stati accompagnati da una lettura altrettanto non facile. Proverò in breve a spiegarvi più o meno esattamente che intendo (se mi perdo in divagazioni chiedo scusa, sono i refusi del testo sopra citato).

Si potrebbe affermare che il lavoro probabilmente più noto di Kundera narri delle storie di quattro personaggi, storie fortemente intrecciate le une alle altre. Tomáŝ, Tereza, Sabina e Franz sono individui fittizi, che non esistono nella realtà (chiaramente), ma che potrebbero tranquillamente rappresentare uomini e donne realmente vissuti alla fine degli anni Sessanta, in particolare intorno al 1968, anni tristemente noti per la Primavera di Praga e il controllo dell’allora Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica. Le loro vicende si collocano dunque su uno sfondo storico preciso e che offre spazio per innumerevoli spunti.
E tuttavia, non si tratta di un romanzo storico.

La mia personalissima impressione e interpretazione è che si tratti di un romanzo pervaso di riflessioni filosofiche, metafisiche. E questo perché i quattro protagonisti sono perfetti per questo genere di pensieri. In particolare, ognuno di essi rappresenta, incarna, porta in sé una o più delle molteplici sfaccettature di quel sentimento tanto vasto e complesso che è
l’amore. L’uomo che ha una pluralità di amanti, e non riesce a rinunciarvi nonostante sappia che la sua infedeltà faccia soffrire tremendamente la donna che è al suo fianco. Non solo non riesce: egli non vuole farlo, non capisce perché dovrebbe. E quella donna, che lo ama così profondamente, che viene perseguitata nei suoi incubi dalle numerose donne del suo compagno. Una delle quali è Sabina, una pittrice idealista, che sarebbe capace di amare ma che non riesce a legarsi seriamente, neanche con l’uomo di cui si innamora, che dopo essere stato lasciato inseguirà il suo ricordo per tutta la vita.

Ad unirli, la voce di un narratore che si intromette, commenta, riflette. A volte sembra quasiche voglia giudicare, ma in fondo non lo fa mai, perché lui sa che potrebbe essere uno di loro. Sa che tutti noi potremmo essere uno o più di quei personaggi.

Se siete arrivati alla fine di questo articolo, magari vi starete chiedendo se mi è piaciuto o no. La risposta è che non lo so. Sono riemersa dalla lettura confusa e dubbiosa. Ma anche enormemente, profondamente, sinceramente arricchita.


Chiara Anastasi