THE CLIMATE LIMBO: il corto sul cambiamento climatico che tutti dovremmo vedere

“Noi siamo un pezzo della catena, non siamo onnipotenti” cita così la locandina di questo bellissimo corto, nato dall’impegno di un collettivo di ragazzi dal titolo già di per sé eloquente “The climate limbo”, presentato nuovamente al pubblico presso Wanted Clan di Milano, spazio culturale e cinematografico.

La situazione che ad oggi stiamo vivendo, può essere rappresentata così, un vero e proprio limbo da cui non riusciamo ad uscire pur essendo consapevoli di trovarci bloccati. Il nostro pianeta sta cambiando a causa dell’inquinamento provocato dall’azione dell’uomo e questi 40 minuti di film puntano davvero a fare la differenza e aiutare a sensibilizzare le persone sul tema del clima e su quello che è diventato e diventerà una sua stretta conseguenza: l’emigrazione per il clima.

Il corto è stato scritto da Elena Brunello e diretto da due giovani registi, Paolo Caselli e Francesco Ferri, fondatori di  Dueotto film, casa di produzione che si occupa di progetti audiovisivi vari, dai commercial ai corti. Il progetto è stato finanziato attraverso il Consorzio delle Ong Piemontesi, con il contributo dell’Unione Europea. Ed è stato presentato il 15 Marzo ad Alessandria in occasione del Global Strike For Future, manifestazione realizzata dagli studenti che hanno scioperato per sensibilizzare al tema del cambiamento climatico.

Dalle loro idee e dalla passione per il loro lavoro, è nato questo documentario, che attraverso interviste a vittime del cambiamento climatico, ma anche ad esperti del campo cerca di dare maggiore visibilità ad un fenomeno che sta diventando sempre più importante per il nostro pianeta.

Si stima che tra il 2008 e il 2016, milioni di persone si sono spostate a causa dei cambiamenti climatici. E il fenomeno, purtroppo, non accenna a diminuire ma anzi, aumenterà inesorabilmente. C’è chi scappa dal proprio Paese in cerca di un luogo più sicuro in cui vivere e che fatica ad ottenere un riconoscimento ufficiale a livello internazionale come rifugiato climatico, chi come Enea Motoli, glaciologo del Centro Euro Mediterraneo per il clima, è preoccupato per lo scioglimento dei ghiacciai alpini da cui deriveranno difficoltà di approvvigionamento idrico ma anche danni sul turismo, chi teme l’estinzione delle api, fondamentale anello della catena, e poi ci sono gli allevatori e i coltivatori che ogni giorno devono fare i conti con le conseguenze del cambiamento climatico nel loro lavoro.

Nonostante tutto esiste un lato positivo, secondo il fisico del CNR Antonello Pasini:  «Sappiamo che il cambiamento climatico è colpa dell’Uomo. Io dico che questa è una buona notizia dopotutto, al contrario di quello che si possa pensare. Perché se fosse stato per cause naturali, estrinseche all’Uomo, non avremmo potuto fare niente. Invece, avendolo causato noi, sappiamo anche come poterlo fermare in tempo».

Ora non ci resta che cominciare.

Federica Caroli
Sara Serinelli