Giovani & Media: un’opinione personale

In questi ultimi mesi probabilmente avrete sentito un bel po’ parlare di Sfera Ebbasta, o di altri cantanti accusati di plasmare le giovani menti degli ascoltatori, invitandoli a fare uso di droghe e vivere una vita spericolata.


Le solite controversie che si sono già verificate con Gomorra, e ancora prima con tanti altri programmi e cantanti tacciati di essere diseducativi. Avete presente, no? Bene, ora mettiamo le singole polemiche da parte.
Ci sono alcuni minimi comuni denominatori alla base che le mettono insieme: non solo scaricare su contenuti che possono avere velleità tanto artistiche quanto d’intrattenimento la responsabilità di educare i giovani (in modo più o meno velato), ma un vero e proprio problema di rappresentazione delle nuove generazioni.
Il fruitore millennial è completamente passivo, non ha capacità di elaborare attivamente i contenuti nè di giocare al loro gioco. È ingannabile e manca totalmente di senso critico.
Sorgono spontaneamente dubbi: è realistica una rappresentazione del genere? È giusta bei confronti di chi è rappresentato?
A detta di chi scrive è una rappresentazione estremamente generalizzante e che non aiuta nella costruzione della fiducia delle nuove generazioni: vengono associate e attivate per loro rappresentazione stereotipiche, capaci di distorcere sia i giudizi dei più anziani che, come tutti gli stereotipi, probabilmente anche l’autopercezione collettiva degli stessi ragazzi.
È una strana distorsione del panorama mediale, che diventa ancora più grave se la di pone in un’ottica di potere: quanto spazio e quanto accesso hanno le nuove leve di entrare nel mondo dei media più istituzionalizzati? Hanno lo spazio per raccontarsi?
Molto spesso infatti sembra che in TV e negli altri media più “tradizionali” a raccontare le questioni giovanili siano personaggi appartenenti a altre generazioni, con sensibilità e prospettive decisamente diverse.
È un problema per le stesse istituzioni mediali: con l’avvento delle nuove piattaforme digitali, il pubblico giovane probabilmente preferirà lasciare terreni ostili, per ritirarsi tra social media, streaming e piattaforme free.
Perché i mezzi non diventino vecchi è probabilmente tempo che anche i discorsi e le voci si svecchino un po’.
Parola di in classe ‘95.

Marco Santeusanio