The House That Jack Built: oltre ogni limite?

Dopo aver causato non poche polemiche al festival di Cannes e essere stato descritto come uno dei film più brutali mai realizzati, The House that Jack built (in italiano La Casa di Jack), ultima opera di Lars Von Trier è arrivata anche in Italia.

Due versioni al cinema: una censurata e una (rarissima) completamente uncut, senza alcun tipo di taglio. Entrambe vietate ai minori di 18 anni.

Ora, lo scandalo è davvero giustificato, o si è trattata di un’astuta mossa di marketing?Dopo aver visto l’edizione uncut, va detto che ci troviamo di fronte a un film davvero estremo, e che in qualche modo è andato oltre, alzando un po’ l’asticella dei limiti.
Ma non per il gore, non per la violenza fine a se stessa. Di quella si è visto anche di peggio.

Certo rimane un film con scene molto forti, ma l’ultima fatica di Von Trier è soprattutto estrema nella messa in scena: visionaria, folle, personalissima. Von Trier non prende nulla di nuovo, ma unisce tutto ciò che era stato detto sul serial killer e lo frulla insieme, attraverso la sua visione, in un viaggio profondo nell’animo e nella condizione umana.

Il film si spinge oltre perché, che lo si ami o lo si odi, qualunque regista si voglia approcciare al genere non può non tenere in conto questo film.
È presto per dirlo, ma usciti dal cinema si ha l’impressione di aver visto il film definitivo sul serial killer: che la sua figura sia stata sviscerata, sezionata, ricostruita in tutti gli aspetti. Insomma si ha come l’impressione che non ci sia nulla più da dire sul tema.

Come tutte le opere del maestro danese, The House that Jack Built è destinato a pochi, è sconvolgente, si ama alla follia o si odia profondamente. Però la voce di Lars rimane un eco da sentire, per tutti gli amanti del cinema d’autore e non, che accettino il rischio di essere sconvolti.

Astenersi cuori deboli.

Marco Santeusanio

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