LA STRADA FURIOSA: IL NUOVO CAPITOLO DI MAD MAX

Mad Max fury road è stata una pagina stupenda della più recente produzione cinematografica di blockbuster statunitense. L’interpretazione straordinaria di Charlize Theron, l’ineguagliata maestria di Miller dietro la macchina da presa, la dicotomia del turchese del cielo e l’arancio della terra brulla, che si scontra e incontra in un’immagine pazzesca, gli inseguimenti sulle sabbie del deserto della Namibia.

Sono passati più di tre anni dall’uscita al cinema dell’ultimo capolavoro di George Miller, ma nonostante il regista australiano avesse affermato, proprio all’uscita di questo, che le sceneggiature di altri due film ambientati nelle lande desertiche e post apocalittiche fossero già pronte, ad oggi non si è ancora nemmeno sentito parlare di una data per l’avvio delle riprese. E questo nonostante il film sia stato un successo mondiale a livello di critica e, seppure più moderatamente, d’incassi.

Ma allora perché tutto tace in casa della Warner?

Il momentaneo stallo della produzione dei sequel/spin off del blockbuster è dovuta a un contenzioso proprio tra la major statunitense e la società di produzione del regista: la Kennedy Miller Mitchell. A detta di Miller, il motivo sarebbe il mancato pagamento da parte della Warner di 7 milioni di bonus pattuiti per l’aver mantenuto il budget della produzione sotto i 157 milioni di dollari. La versione della major però è un’altra: per la Warner, questo tetto è stato superato, e anche di parecchi milioni, tanto da giustificare il rifiuto del compenso. Quest’ultima è in effetti vera.

L’opinione del regista candidato agli Oscar del 2016, però, è che lo sforamento sia stato dovuto a modifiche costrette dalla Warner, che avrebbero portato il budget – altrimenti di 154 milioni – a eccedere oltre il limite massimo. Inutile dire che il tentativo della major di attribuire queste modifiche al mancato adempimento delle richieste su durata del film e PG13 da parte del regista non è servito a persuadere Miller al ricorrere per vie legali. Il che fa presumere che la diatriba non finirà in breve.

Insomma, c’è da sperare che la strada per il quinto capitolo della saga su Max Rockatansky non sia furiosa come quella del travagliato labirinto che ha dovuto attraversare lo stesso Mad Max fury road, prima di vedere la luce, il quale ha impiegato ben vent’anni.

Matteo Loffredo

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