PICASSO METAMORFOSI

La mostra, allestita a Palazzo Reale, indaga il rapporto del pittore con l’arte, analizzando le figure mitologiche da lui utilizzate più frequentemente e le opere antiche provenienti da diverse culture da cui ha tratto ispirazione.

Si tratta di una mostra prevalentemente didattica, che non presenta semplicemente una vasta rassegna di opere da ammirare, ma offre una selezione di capolavori che mostrano il rapporto che l’artista ha sviluppato con il mito e l’antichità nel corso della sua brillante carriera. Picasso è entrato in contatto con il mondo antico grazie al Louvre e ai numerosi viaggi in Italia, particolarmente rilevanti quelli a Roma e a Napoli.
Alla mostra sono presenti circa 200 opere, tra quelle di Picasso e quelle a cui si è ispirato, suddivise in un percorso articolato in sei sezioni.
Il titolo della mostra fa riferimento alle “Metamorfosi” di Ovidio, illustrate dal pittore nel 1931 e che rappresentano uno dei poemi epico -mitologici più emblematici del mondo antico.

La prima sezione mostra un confronto tra opere di vari artisti riguardanti la “mitologia del bacio”: lo studio per la tela “Paolo e Francesca” di Ingres, una versione in bronzo de “Il bacio” di Rodin e quattro famose opere di Picasso.

In seguito viene analizzato e spiegato il rapporto dell’artista con alcune figure della mitologia classica, molto ricorrenti nelle sue opere in quanto si tratta di allegorie di se stesso e di persone a lui care. Tra queste spiccano la figura del Minotauro, di Arianna e del Fauno: l’artista si identifica con la prima, infatti afferma: “Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro”. Esso è considerato un essere fantastico che prova sentimenti contrastanti, quali violenza e tenerezza, piacere e dolore, e ciò incarna perfettamente le emozioni che prova Picasso nella sua vita sentimentale, caratterizzata da rapporti tormentati.

I rimandi alla figura di Arianna, emblema della bellezza tra tradimento e idillio amoroso, si possono notare in numerose opere in cui sono presenti fanciulle dormienti, il cui splendore è offerto alla contemplazione. Anche il Fauno, antica divinità connessa con la natura, si ritrova molto spesso nelle opere dell’artista.
Le figure mitologiche e le culture dei popoli arcaici, in particolare africani e iberici, lo portano a concepire alcune tra le sue opere più importanti, come “Les Demoiselles d’Avignon”.

L’ultima sezione è dedicata alle ceramiche, scoperte dal pittore nel dopoguerra e che grazie a lui evolvono dalla loro funzione d’uso all’essere considerate opere d’arte.
In questa fase collabora con la nota ceramista Suzanne Ramier alla ricerca di nuovi profili di vasi consultando repertori archeologici e crea numerose opere in terracotta.

Nonostante Picasso si ispiri all’antichità non ne applica i tradizionali canoni di bellezza ed equilibrio, ma li stravolge secondo la sua visione; l’artista afferma infatti che: “L’arte non è l’applicazione di un canone di bellezza ma ciò che l’istinto e il cervello elabora dietro ogni canone”.

Rossella Cavalluzzo

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