UP&DOWN, PAOLO RUFFINI CI RICORDA DI ESSERE FELICI

Alberi di Natale addobbati a metà, pacchi regali sparsi qua e là e uno schermo montato quasi al contrario: è questa la scenografia che fa da sfondo allo spettacolo teatrale “Up & Down” di Paolo Ruffini.

Lo spettacolo inizia con una promessa da parte di Ruffini: “Farò sì che sia la serata più bella della vostra vita”, così parte la musica e il Teatro Nazionale di Milano, uno dei più importanti della città, si trasforma in un luogo dove prende vita un “concerto” di inno alla vita e alla gioia.
Inizia, quindi, uno spettacolo che riesce a veicolare messaggi importantissimi e profondissimi con la semplicità e leggiadria che solo Paolo Ruffini può creare.

Lo scenografo artefice del disordine è un ragazzo dalla lingua tagliente, sempre con la risposta pronta e con carattere da vendere. Un ragazzo con “la sindrome di Up” che fa parte del cast di attori, o, meglio, “colleghi” di Paolo Ruffini che hanno portato in scena uno spettacolo che invita a riflettere sulla normalità. Lo scheletro dello spettacolo è costruito sulla promessa di Paolo Ruffini di mettere in scena uno straordinario One Man Show e mostrare al pubblico tutte le sue abilità, dalla recitazione al canto e al ballo. L’attore viene subito boicottato dai veri protagonisti della storia: cinque ragazzi con “la sindrome di Up”, dei grandi geni nell’interrompere la performance di Paoletto Ruffini e un ragazzo autistico amante della danza e del canto che con le sue doti dimostrerà all’attore di essere molto più in gamba di lui.
Ruffini ha così messo in scena uno spettacolo che semplicemente ci invita a godere della vita e della sua bellezza, a riflettere sulla parola “bontà” di cui oggi stiamo lentamente perdendo il significato.
Quando durante lo show Ruffini domanda ai suoi attori “Ma secondo te, com’è la vita? loro rispondono tutti “è bellissima!una risposta che fa capire che questi ragazzi affetti dalla sindrome di down in realtà sono solo “up” e il loro amore verso la vita, la loro voglia di affrontare tutto con leggerezza, divertendosi e soprattutto prendendosi in giro ci riporta ad una realtà in cui le emozioni danno senso a tutte le nostre giornate.

Lo spettacolo si conclude con “un’intervista di gruppo” sul palco, dove vengono invitate diverse persone del pubblico, tra cui la coppia in sala sposata da più tempo: 47 anni.
“Cos’è l’amore?”, chiede Paolo Ruffini. Le risposte molto diverse: ricercate e complicate di quelli che dovrebbero essere “Up”, e semplici e intuitive di quelli che invece dovrebbero incarnare il “down”.

Ruffini riesce ancora una volta nel suo intento: ricordare quanto sia inutile e insensata questa concezione di diversità tra l’up e il down. In sala erano presenti numerosi ragazzi disabili con i relativi accompagnatori che hanno ballato, si sono divertirti e hanno riso. Allora sì Paolo, hai mantenuto la promessa e sei stato capace di farci passare una delle più belle serate della nostra vita.

“La vita non è normale e nemmeno ci chiede di esserlo”

Lucia Quinto
Lorenza Di Feo

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