MARVEL CINEMATIC UNIVERSE: L’INTRECCIO SPAZIALE DI UN UNIVERSO NARRATIVO

I formalisti russi parlavano della dicotomia tra fabula-intreccio, ovvero l’insieme degli avvenimenti nel loro ordine cronologico contrapposto a come il narratore decide di disporli. L’industria cinematografica americana, fino a qualche anno fa, ha sempre trasposto – idealmente – questo concetto alla produzione. Ma recentemente qualcosa è cambiato.

Le major si sono da sempre concentrate nel dispiegare un gran numero di risorse economiche in blockbuster e, in caso di successo di questi ultimi, in eventuali sequel o prequel, dando vita a una sorta di produzione seguente le logiche dell’intreccio, ovvero che prevede flashback o flashforward nella distribuzione. Ne è un esempio la decisione di ingaggiare Denise Villeneuve per la regia del sequel del Blade Runner di Scott, cult acclamato dalla critica e amatissimo dal pubblico. O di mettere in cantiere, a distanza di quasi dieci anni da Il ritorno del re, la produzione de Lo hobbit, il film antecedente alle vicende de Il signore degli anelli.

Tuttalpiù, in casi più rari, è capitato che una produzione investisse in spin-off dedicati ad alcuni personaggi secondari particolarmente apprezzati; per fare un esempio di adesso, si può citare Hobbs & Shaw, lo spin-off della fortuna saga Fast & Furious. Ma anche questi vanno fatti rientrare nella logica di un intreccio costruito su una linea temporale.

Il primo maggio di dieci anni fa, però, usciva nelle sale italiane Iron Man, il primo film dei Marvel Studios, diretto da Jon Favreau e interpretato da Robert Downey Jr: la prima pietra del selciato di una strada destinata a cambiare radicalmente l’intreccio della narrazione e della produzione per come li conosciamo.

Non poteva esserci termine più adeguato di “universe” per descrivere quanto fatto finora dal team capitanato da Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios. In dieci anni, infatti, con i suoi venti film e i suoi 17.527.854.778$ al botteghino, il Marvel Cinematic Universe ha sviluppato il suo intreccio, non solo su una linea temporale, dotata di un prima e un dopo, ma anche su un piano spaziale, dotato di un altrove. Quello che la casa delle idee ha realizzato, da quando i diritti degli Avengers sono finiti in mano alla Disney, è stato costruire narrazioni di svariati personaggi che coabitano lo stesso mondo: un universo narrativo condiviso, appunto. E ciò non è da confondere con gli spin-off sopracitati: perché molti di questi personaggi sono stati presentati in film stand-alone – sebbene i collegamenti agli altri personaggi e fatti non siano mai mancati – prima di essere riuniti nei film corali come Avegners o Captain America: Civil War, e non viceversa. A livello teorico, alcuni di questi personaggi avrebbero potuto persino non incontrarsi mai. Anche se questo non era chiaramente l’obiettivo degli Studios.

Questo ha creato un brand, con una fidelizzazione e un successo commerciale senza precedenti e senza eguali. Infatti, sebbene alcuni esempi come la saga Tolkeniana, o la saga dei Transformers, abbiano una media di incassi superiore – per il momento – a quella dell’MCU, è da ricordare che nessuno dei due, ma nemmeno altri come Pirati dei Caraibi o Star Wars, è mai riuscito a protrarre per così tanto tempo e con così tanta costanza i suoi guadagni. Se si volesse suddividere – sbagliando – i prodotti dei Marvel Studios in saghe a se stanti, si potrebbe notare facilmente che ciascuna è andata in crescendo – eccezion fatta per la piccola caduta Avengers Age of Ultron – arrivando addirittura in alcuni casi a quasi raddoppiare gli incassi di una pellicola con quelli del sequel, come è avvenuto con il passaggio da Iron Man 2 (623.934.000$) a Iron Man 3 (1.214.811.000$) e i primi due Captain America (da 370.570.000$ a 714.000.000$).

È facilmente comprensibile come questo modello abbia fatto gola anche alle altre major, che subito hanno tentato di replicare la struttura con diversi risultati. La Warner Bros. ha provato a costruire un universo narrativo proprio con le controparti fumettistiche della DC comics, creando il suo DC Extended Universe. L’Universal ha invece provato una via alternativa, lanciandosi con il suo Dark Universe nell’impresa, per il momento fallimentare, di raccogliere in un unicum narrativo tutte le creature dell’horror classico: da Dr. Jekyll a la Mummia. E ancora Netflix che, proprio cavalcando l’onda del successo Marvel sul grande schermo, ha dato vita uno suo universo in miniatura con alcuni dei supereroi “cittadini”: tra cui Daredevil e Luke Cage che si sono riuniti poi in The defenders.

La stessa Walt Disney sta provando a fare quanto ha già fatto con gli eroi Marvel con un altro brand acquisito “recentemente”: Star Wars. Ma ancora, fatta eccezione per Rogue One, non ha preso abbastanza coraggio per distaccarsi dalla saga canonica e dai suoi personaggi, rimandando così, almeno per il momento, la costruzione di una galassia narrativa lontana, lontana.

Fatto sta che l’MCU cresce ogni anno che passa e ora vive il suo periodo più florido, grazie al successo immenso di Black Panther, il film di Ryan Coogler, e di Avengers Infinity War, che ha sfondato il tetto dei 2 miliardi al box office. E non finisce qui: con l’acquisizione della Fox e la nuova piattaforma di streaming online Disney Play, che verrà inaugurata l’anno a venire, l’universo dei supereroi Marvel è destinato a espandersi ulteriormente, inglobando al suo interno anche serie tv su personaggi secondari – tra cui le già annunciate Loki e Scarlet Witch e la mormorata Nick Fury – interpretati proprio dai loro attori del grande schermo.

Insomma, anche se per ora nessuno è riuscito a scoprire la formula segreta del successo dell’MCU, è chiaro che l’industria cinematografica sta volgendo il suo sguardo in questa direzione, e il caso di Netflix fa presupporre che la cosa non si limiterà al grande schermo. D’altronde l’MCU non ha inventato nulla, ma ha semplicemente traposto questo universo dalle pagine stampate della nona arte alle pellicole della settima. Perché gli altri media non potrebbero fare altrettanto?

Matteo Loffredo

Annunci