FIRST MAN: VIAGGIO (INTRO)SPAZIALE

Damien Chazelle realizza il suo terzo film dopo “Whiplash” e “La La Land” scegliendo ancora Ryan Gosling come attore protagonista. Con “First Man”, adattamento di Josh Singer della biografia ufficiale di Neil Armstrong, il regista narra la storia del primo uomo sulla Luna.

La vicenda non viene trattata solo a livello storico ma anche intimo e personale analizzando il personaggio di Neil e della moglie, interpretata da Claire Foy. La coppia Armstrong si è appena trovata ad affrontare la morte della loro piccola figlia per un tumore al cervello. Mentre Janet sembra riuscire ad elaborare il lutto, merito anche del nuovo figlio in arrivo, Neil non trova rimedio al dolore se non quello di ricercare l’isolamento.

Quando la NASA seleziona figure che siano disposte ad entrare nel programma Gemini, egli si candida immediatamente. Si tratta di un allenamento fisico, psicologico e teorico che sottopone i partecipanti ad estremi livelli di stress con lo scopo di poter essere un giorno in grado di andare nello spazio. Il film inizia quindi nel 1962 mostrando i numerosi esperimenti che sono stati realizzati per anni fino ad arrivare al noto allunaggio del 10 Luglio 1969 con l’Apollo 11.

Tema principale risulta quindi il senso di solitudine e la ricerca di se stessi che l’astronauta si ritrova ad affrontare. Allo stesso modo però il film si focalizza anche sugli incredibili sforzi compiuti dai singoli partecipanti della NASA, sulle morti avvenute nel corso degli anni, sui capitali spesi con lo scopo della ricerca e della scoperta ma anche della supremazia sui Sovietici. A questo proposito si è creato un caso controverso che ha visto il regista al centro di qualche polemica. Come sappiamo in quegli anni, a causa anche della guerra in Vietnam, molti cittadini americani hanno espresso il loro dissenso riguardo le modalità di impiego dei fondi e degli sforzi degli Stati Uniti a scapito di problematiche più importanti. Poiché nel film non è presente una scena che rappresenti il momento preciso in cui Armstrong pianta la bandiera americana sul suolo lunare alcuni hanno pensato che questa fosse una mossa politica da parte di Chazelle per esprimere quel dissenso creando così un film anti americano. Il regista in realtà si è difeso molto bene e ha ribadito quanto il film sia incentrato sul personaggio di Neil a livello umano e non solo come burattino della NASA quindi lo stesso allunaggio vuole analizzare le sue emozioni sopratutto in rapporto all’importante lutto familiare.

Dal punto di vista visivo Chazelle mostra per la terza volta il suo stile spettacolare, con frame che sembrano dipinti dai colori forti e contrastati. Primi piani molto chiusi con l’impiego di grandangoli portano lo spettatore a scontrarsi con lo sguardo del protagonista attraverso il vetro del casco da astronauta.

Un film che racchiude in se diversi generi : dal drammatico al thriller all’azione fino al più ovvio sci-fi senza però rendere la narrazione di difficile comprensione. Le scene di tensione sono girate con estrema chiarezza ed elaborati effetti speciali cosi da risultare davvero realistiche agli occhi di uno spettatore non esperto del settore spaziale che riesce in questo modo davvero ad immedesimarsi in un’esperienza così eroica e spaventosamente vicina al confine con la morte.

Beatrice Corona

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