SOLDADO: NUOVO FILM DI STEFANO SOLLIMA

Soldado riprende esattamente dalla fine di Sicario, suo prequel firmato da Dennis Villeneuve. Scomparsa la figura della protagonista femminile di Emily Blunt, mette al centro dell’azione i personaggi di Josh Brolin e Benicio del Toro e, oltre a riprendere le principali tematiche del film del 2014, in particolare sembra insistere sulla sete di vendetta presente proprio nello spietato finale di Sicario.

Insomma, la frontiera è un brutto posto dove le colpe dei padri cadono sui figli e nell’amministrare giustizia non ci si ferma davanti agli innocenti troppo vicini ai colpevoli…
Questa continuità tematica è dovuta alla penna di Taylor Sheridan, che continua a essere autore della serie, e porta avanti il suo percorso autoriale alla scoperta delle pulsioni più violente della cultura americana, rilette attraverso la metafora della frontiera: la sceneggiatura non fa sconti a un modo di intendere la giustizia che scade molto facilmente nella vendetta e alla moralmente discutibile gestione della politica estera degli USA. Molto interessante in particolare un singolo scambio di battute, nel secondo atto del film, che sembra implicare come lo stato americano esorcizzi i propri mali interni cercando capri espiatori stranieri…

Il primo e più evidente cambiamento rispetto a Sicario è la regia: al posto del canadese Denis Villeneuve troviamo il “nostro”, italianissimo, Stefano Sollima. Qualcuno griderà al miracolo: Hollywood torna a guardare ai registi italiani!
Il regista di Gomorra e Romanzo Criminale adatta il proprio stile a una produzione costata ben 30 milioni di dollari: abbandona la camera a mano e trova, anche nei movimenti di macchina, una maggiore fissità e compostezza delle inquadrature. Cede anche alla tentazione offerta dai mezzi maggiori, con un grande ricorso a dolly, droni e riprese aeree che descrivono dall’alto le geografie degli ambienti.

Un altro cambiamento dalla rotta di Sicario avviene a livello narrativo a partire dalla seconda metà del secondo atto.
Avvisiamo, seppur qui si alluda soltanto agli sviluppi della trama, potremo essere in zona di piccoli spoiler.
Il personaggio di Benicio del Toro sembra trovare un’umanità e un calore del tutto inediti nel rapporto con la figlia del boss da lui rapita: un surrogato di quel rapporto padre-figlia perso per sempre dopo l’omicidio della sua famiglia, e qui brevemente ritrovato.
Questo colpo di scena però è subito ribaltato da un finale in cui questo antieroe vede ancora maggiormente enfatizzate le proprie caratteristiche da metafisico e quasi sovrumano angelo sterminatore, con un twist che rischia tanto per sospensione dell’incredulità e apre la via a un terzo capitolo già annunciato.

Non c’è pace nella frontiera, e noi aspettiamo un terzo capitolo di proiettili, sabbia e sangue…

Marco Santeusanio

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