L’AUDACIA DI JACQUES AUDIARD: “LES FRÈRES SISTERS” SVELANO UN’ANIMA NEL WESTERN

Aggiudicatosi il Leone d’Argento per la miglior regia alla 75ª Mostra di Venezia, Jacques Audiard propone al grande pubblico l’adattamento cinematografico del romanzo di Patrick deWitt “The Sisters Brothers” (“Arrivano i Sister”), del 2011, nel suo primo lungometraggio interamente girato in lingua inglese.

Dopo aver dimostrato il suo talento nelle precedenti pellicole “A prophet”, “Rust and Bone” e “Dheepan”, il regista si cimenta questa volta in un’opera pienamente americaneggiante, nel genere che più ha rappresentato l’eredità del cinema hollywoodiano, il western.

Il debutto in lingua straniera del regista francese è impregnato di una dinamicità tutta americana, quella del western, fatta di uomini senza fede né legge e dal grilletto facile, che diverte ma insieme sorprende con scatti di violenza e battute clamorose, in una combinazione scintillante di pallottole, scazzottate e momenti di puro affetto fraterno.

Audiard ci propone molto più che un semplice western: aprendo la storia nel bel mezzo di una sparatoria e nell’inferno di una casa in fiamme, il regista ci mostra un viaggio di ricerca della verità e dei sentimenti, troppo a lungo messi a tacere dai colpi di pistola.

Nell’Oregon del XIX secolo, Charlie (Joaquin Phoenix) ed Eli (John C. Reilly) Sister, due ragazzi poco raccomandabili e marchiati da un passato violento, sono assassini al servizio del misterioso e minaccioso Commodore, interpretato in cameo da Rutger Hauer. Per la loro ultima missione, ai due fratelli viene affidato l’assassinio del ricercatore d’oro Herman Kermit Warm, un convinto idealista ed utopista (Riz ahmed), ricercato a sua volta anche dal solitario detective John Morris (Jake Gyllenhaal). Questo incarico porterà i Sister fino alla lontana e mondana San Francisco (California), tra il caos e i frivoli piaceri dei saloon a cui i due non sono soliti.

Rimanendo fedele al western hollywoodiano della tradizione nel paesaggio inconfondibile e la trama spesso semplicistica, “Les frères Sisters” assume effettivamente l’aspetto di una narrativa iniziatica nonostante la presenza di cavalli, coltelli, sparatorie e cowboy. Jacques Audiard affronta in questa avventura delle tematiche ricorrenti nella sua filmografia, come la questione dei rapporti famigliari, l’eredità della violenza, e la riscoperta della fratellanza e del valore.
A scene drammatiche e visivamente violente si alternano anche momenti di ironia e di sproloqui eclatanti che mettono in evidenza così chiaramente i diversi temperamenti dei personaggi da farci avvicinare ad essi con grande naturalezza.

Il cast, a dir poco eccezionale, ha decisamente reso questo film una combinazione scoppiettante di personalità: Joaquin Phoenix e John C. Reilly (quest’ultimo anche produttore del film) sono Chalie ed Eli Sisters, i leggendari e temuti mercenari, mentre Jake Gyllenhaal interpreta il pomposo e solitario detective privato John Morris.
La performance affettuosamente malinconica di Reilly ci restituisce un personaggio che, se all’inizio avremmo definito il fratello “di serie B”, screditato da tutti, si rivela poi essere quello più umano e spesso più maturo. Phoenix esplode di rabbia ed inquietudine prestando il proprio volto a Charlie, il leader autoproclamato della coppia, alcolista, irritabile e dalle incontenibili manie di grandezza.
Il regista gioca sapientemente sui contrasti tra i due fratelli come molla narrativa, dando loro un’aura comicamente perdente. I due fanno da poli estremi all’altra coppia centrale della pellicola, formata dall’elegante detective Morris e il Gold Digger idealista Warm, due personaggi quasi romantici che finiscono per conquistarsi a vicenda.

Nonostante si spinga spesso in territori stranieri, Jacques Audiard continua a guardare gli uomini con gli stessi occhi: li osserva cadere, li sorprende a scoprire i fallimenti della propria mascolinità che essi compensano attraverso una virilità esagerata (Charlie) o con il rifiuto di mostrare la propria sensibilità (Eli).
Sono personaggi che condividono il desiderio di liberarsi da una storia di famiglia che ha costantemente influenzato le proprie decisioni. Ci si può sbarazzare dell’eredità? Quanta libertà avranno le nostre scelte?
Sono tante le domande che i fratelli Sister pongono al pubblico, in un lungometraggio che sembra svelare l’umano dietro il disumano. Dietro lo sfarzo del western, Jacques Audiard ci presenta quindi una storia di riscatto dal sé marchiato dal passato.

Ad accompagnare le avventure dei fratelli il due volte vincitore dell’Oscar alla migliore colonna sonora Alexandre Desplat (“The Shape of Water”, “Grand Budapest Hotel”), che, trovandosi in un territorio inesplorato, sfida le convenzioni musicali donandoci una combinazione jazz del tutto inaspettata. Un lungo processo di sperimentazione che ha dato vita ad una colonna sonora unica e squisitamente sovversiva, perfetta per l’audace western di Audiard.

Sara Serinelli

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