HOLD THE DARK

Jeremie Saulnier è uno di quei registi che ormai da qualche anno alcuni cinefili guardano con attenzione, con attesa. Già, perché i primi due lavori dell’autore canadese non sono passati inosservati sotto le penne della critica, che si è lanciata molto spesso in lodi. Blue Ruin e Green Room erano due film tesi, duri e cupi con una visione dietro che lasciava presagire un universo autoriale ancora tutto da sviluppare, è il primo in particolare era uno dei revenge movie più interessanti degli ultimi anni.

Ora Jeremie Saulnier è tornato con una sua terza fatica, Hold The Dark, film originale Netflix uscito anche da noi il 28 settembre. La trama può sembrare semplice: lo scrittore e naturalista Russel Core (Jeffrey Wright) viene contattato da Medora Slane (Riley Keough) per cercare suo figlio, rapito da un branco di lupi, e farlo tornare a casa prima del rientro dall’Iraq di suo padre (Alexander Skarsgård). Peccato che non tutto è come sembra…

Dicevamo di come le precedenti pellicole del regista fossero opere intense e nichiliste, e questa non fa eccezione: se nei primi minuti di questo thriller pensiamo di doverci confrontare con una minaccia naturale, selvatica e animale basta la conclusione del primo atto per renderci conto che Saulnier resta ben ancorato nella descrizione di una ferocia che è tutta umana.

Il regista si concentra nel mostrare le esplosive e pesantissime conseguenze della violenza umana, tornando su uno dei suoi topos principali: la condanna della vendetta. La necessità di vendicarsi spinge i personaggi a cadere in un vortice di violenza senza redenzione e riscatto.

Saulnier si scaglia contro quel desiderio di giustizialismo individualista e violento che sembra trovare forti radici nella cultura dell’America più profonda: ogni personaggio cerca di affermare la propria giustizia, il proprio ordine sul mondo e, nel farlo, non si ferma davanti al sacrificio di niente o di nessuno, dando sfogo alla sua parte più animale e oscura.

Insomma se il titolo ci sembra suggerire che il film terrà a bada l’oscurità, il regista ci si tuffa dentro senza evitare dei bei rischi: se il piano della forma registica è impeccabile, il susseguirsi di sparatorie e vendette è davvero asfissiante e esasperato, a tratti iperbolico, andando spesso a rendere imperscrutabili e sproporzionate le motivazioni e le reazioni dei personaggi, con la possibilità per lo spettatore di finire in una condizione di straniamento, se non di vera e propria confusione.

Hold The Dark è quindi un film che vive di emozioni forti, ma non sempre positive. Chi non ha paura di fare un salto nel buio e lasciarsi trasportare in un mondo cupo e misterioso, però, potrebbe trovarsi a fare un viaggio difficile, ma anche molto affascinante.

Marco Santeusanio

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