LADY BIRD: UNA LACERANTE AUTODETERMINAZIONE

Una liceale di Sacramento e la sua voglia di scappare dalla sua città natale, ma prima ancora da se stessa. Questa è la trama in estrema sintesi di Lady Bird, film di esordio a carattere parzialmente autobiografico di Greta Gerwig, attrice, sceneggiatrice e regista statunitense, anche lei di Sacramento.

Il film, uscito nelle sale il 1 Marzo 2018, ha subito catturato l’attenzione: ai premi Oscar 2018 ha ottenuto cinque nomination tra cui quella di miglior film, migliore attrice protagonista e migliore sceneggiatura; senza contare le tre candidature ai Golden Globes di cui può vantare due vincite come miglior film e migliore attrice.

Lady Bird è una storia che all’apparenza può risultare molto semplice, una trama già vista: la vita di una giovane donna nell’anno di passaggio dal liceo al college, quel passaggio che, lungi dall’essere veritiero, da sempre nell’immaginario comune richiama il salto dall’adolescenza all’età adulta, a una nuova vita, a nuove responsabilità. Ma noi tutti che abbiamo già compiuto quel passo fatidico sappiamo essere molto più lunga la strada per raggiungere e conoscere i veri noi stessi. Questo è un pò il problema della protagonista. Lei non si conosce, o meglio non vuole farlo. Si rifugia per tutto il liceo in questa sua identità fittizia racchiusa in un nome che le fa da scudo verso i pregiudizi del mondo esterno: “Lady Bird”. 

E’ il nome che le conferisce una personalità, è il nome che la rende un personaggio riconoscibile, che emerge e non si confonde con la folla, è il nome che la autodetermina in maniera marcata e immediata. Il rifiuto di ciò che realmente è, rappresenta un limite così grande da arrivare a farsi chiamare da chiunque con questo soprannome da lei stessa creato, persino dai membri della sua famiglia.

Questo atteggiamento di diniego si lega in maniera indissolubile, come due facce della stessa medaglia, alla sua avversione per la città in cui vive, città da cui fantastica costantemente di evadere con il sogno di prospettive migliori e in testa un solo nome che le risuona: New YorkNew York e Sacramento, due realtà agli antipodi ma a confronto nel cuore e nella mente di Christine, il vero nome di Lady Bird. New York è ciò a cui aspira, rappresenta quella parte di sé che vuole vedere avverata, mentre Sacramento è semplicemente parte di lei, della persona che è e per sempre parte anche di ciò che sarà. 

Impegnarsi nella negazione delle sue origini è uno sforzo vano per Christine. L’attenzione che mostra verso i dettagli della propria città rende allo spettatore più attento da subito evidente l’affezione che la àncora a quei luoghi cari ad ogni cellula del suo essere. Non mi dilungo in un’ulteriore analisi per salvaguardare voi #CIMERS da eventuali spoiler, ma vi lascio con l’augurio di poter recuperare quanto prima un film delicato e dal ritmo piacevole che non tocca mai le note della banalità.

Francesca Solieri 

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