LA COSA BRUTTA. Intervista con il regista Manuel Renga

Per l’ultimo appuntamento della rassegna teatrale Palco Off, Francesca Vitale, Eugenio Fea e Ilaria Marchianò sono i protagonisti de La Cosa Brutta (testo di Tobia Rossi), una pièce che, tra drammaticità e leggerezza, indaga i rapporti difficili e complessi all’interno di un nucleo familiare segnato dal lutto.Abbiamo intervistato Manuel Renga, regista dello spettacolo.

1) Di cosa parla La Cosa Brutta? Quali sono le sfide e le difficoltà nel portare sul palco un testo del genere?

La Cosa Brutta racconta la storia intima, ma del tutto universale, di una famiglia. Una famiglia contemporanea, alle prese con la crisi economica, con la difficoltà dei rapporti personali e con quella che è stata definita la malattia del secolo, ovvero la depressione. La sfida, che secondo me Tobia Rossi ha vinto, scrivendo questo testo, era quella di affrontare questo tema in modo profondo e approfondito, senza cadere nel clichè, senza cadere nel nero e in un mood eccessivamente drammatico. Ho seguito la linea del testo e abbiamo delineato un ambiente quasi fiabesco, un bosco in cui i membri di questa famiglia possano crescere insieme.

2) Al centro della pièce ci sono i rapporti difficili all’interno di un nucleo familiare. In che modo ha deciso di approcciare una simile tematica?

All’inizio dello spettacolo vediamo una madre e un figlio che apparentemente sono estranei. Una madre che ha sostenuto una famiglia difficile e un figlio che se n’è andato per seguire il suo sogno e il suo lavoro. La distanza fra loro è abissale. Camminano nel bosco per cercare la figlia e sorella, elemento esplosivo e instabile della famiglia. Questo camminare li porterà ad avvicinarsi, a conoscersi a riscoprire di appartenere alla stessa radice! La famiglia è il nucleo più piccolo della nostra società, il luogo da cui tutto parte. Quest’anno ho dedicato il mio lavoro al tema della famiglia, anche con lo spettacolo Kobane, appena andato in scena al libero. L’indagine, anche in questo caso, è volta a capire le dinamiche che regolano i meccanismi interni e che generano le emozioni, i sentimenti, per uno spettacolo “emotivo e sentimentale” nel senso più alto del termine. Sono dinamiche conosciute da tutti, ma proprio per il fatto di non essere razionali, diventano sempre una scoperta meravigliosa.

3) Che reazione spera di ottenere dal pubblico?

Ho voluto trasporre questo testo con grande semplicità in scena proprio per lasciare spazio alla scoperta dei sentimenti e delle emozioni dei personaggi. Scoperta che mi auguro sia tale anche per gli spettatori, che verranno accompagnati per mano nel loro bosco famigliare.

4) Ha qualche consiglio per un giovane che voglia approcciarsi all’ambito teatrale?

Il teatro è un mondo meraviglioso, affascinante, accattivante, ma è anche e soprattutto un mestiere che va imparato, studiato e visto prima di farlo. Io vado a teatro almeno due volte a settimana a vedere i lavori di altre compagnie e registi per confrontare il mio modo di lavorare con tutto ciò che mi circonda. È un mestiere che richiede tempo energie e investimento personale (in termini di tempo passione ed energie) quindi richiede di ricalibrare, forse, la propria vita. Ma la soddisfazione e la bellezza compensano ogni cosa.

La Cosa Brutta è in scena al Teatro Libero di Milano dal 18 al 20 maggio.

Giacomo Placucci

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