Gli occhi verdi di Otello

La gelosia di Otello è cieca, folle, insensata un po’ come lo è la nostra. Oggi “il mostro dagli occhi verdi” nasce da una foto su Instagram, un like di troppo, un tag sospetto, una bugia che si rivela da una story, non siamo più salvi dall’”occhio non vede, cuore non duole”, adesso ci pensano i social a farci stare sempre all’erta e a farci dubitare di tutto. In una realtà in cui tutto diventa visibile e condiviso con il mondo, rimarrà di che celare per non essere condannati?

Così accade ad Otello, confuso, stordito da Iago, suo alfiere, che insinua in lui il dubbio di un tradimento da parte della giovane e bella Desdemona, sua neosposa, con il nuovo luogotenente Cassio, per far sì che il comandante lo destituisca e nomini lui al suo posto. Tutta la vicenda ruota intorno a insinuazioni, ipotesi mal fondate, dettagli trascurabili, considerazioni sul niente e prove inesistenti se non appositamente create da Iago che, indossando la maschera dell’onestà, persuade quasi seduce i personaggi della tragedia, che finiscono all’amo come pesci, e che come un sadico burattinaio muove i fili e determina il corso degli eventi. Qua emerge tutta l’ineguagliabile e magistrale retorica shakespeariana, che mischia il tragico con il comico, e tra il serio e il faceto dice per non dire.

In questo è straordinario Federico Vanni  che interpreta dal 27 Aprile al 20 Maggio, al Teatro Elfo Puccini di Milano in Corso Buenos Aires, in una delle più belle tragedie di William Shakespeare, “Otello” insieme al regista Elio De Capitani nelle vesti del protagonista. Quest’ultimo è capace di dare un’interpretazione sottile della trasformazione di Otello, che da duro combattente addolcito dall’amore, per lo stesso perde il senno, impazzendo al pensiero di essere stato tradito. Così Emilia Scarpati Fanettiè squisita e poi toccante, struggente nel ruolo di Desdemona, che alla vigilia della sua morte sembra quasi aver perso il senno (anche qua c’è un po’ di Lady Macbeth) a cercare di capire i motivi del disprezzo e la rabbia che suo marito nutre per lei.

La scenografia è minima ma essenziale; quattro teloni di plastica e un paio di pancali sono sufficienti a definire il contesto, le luci poi completano il quadro dando intensità e intenzione alle varie scene e situazioni. I monologhi e i dialoghi tra i vari personaggi catturano l’attenzione del pubblico e lo guidano in tutta l’opera, suscitando esclamazioni di meraviglia e anche risate. Forse ridiamo perché a tratti la perfidia di Iago appare paradossale così come l’ingenuità di Desdemona e l’irrazionalità di Otello, ma in realtà è come se ci specchiassimo e ci riconoscessimo. Questa tragedia piace ancora così tanto perché è crudelmente contemporanea, tocca temi come il disprezzo per lo straniero, la bellezza e la giovinezza che si contrappongono alla “maturità” e all’antiestetica, l’idea iniziale della donna come un angelo, un giglio che una volta ferito l’orgoglio maschile diventa inesorabilmente una cosa indegna, una poco di buono, l’arrivismo sociale che spinge a qualsiasi azione anche la più ignobile, che oggi forse più che mai sono sentiti e ritraggono la nostra società.

Bianca Boretti

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