NUOVI SPAZI CULTURALI. Creatività, professioni, pubblicati

Che cosa hanno in comune una libreria con annesso coworking (e un bar) e un teatro con annessa piscina (e un bar)? Che c’entra uno spazio per concerti ma attrezzato anche per mostre d’arte e coworking (e birrette per tutti). Così viene introdotto il volume “Reinventare i luoghi della cultura contemporanea” su cui si basa questo incontro.

Questi sono i nuovi luoghi e i nuovi spazi della cultura, quelli che attirano le nuove generazioni, i nativi digitali e anche chi pur avendo avuto fino ad ora una vita sociale culturale, fatta di abbonamenti a teatro e visite guidate al museo, non conosceva alternative. L’obiettivo di questi matrimoni tra arte, cucina, cinema, ecc., di questi nuovi punti di incontro, è anche coinvolgere un pubblico più ampio possibile e rendere la cultura “accessibile” a tutti, non solo al target alto borghese/elitario.

Affinché questo avvenga è necessario partire da una nuova definizione di sistema, ribattezzare il complesso museale, teatrale e dei siti archeologici e naturalistici in termini di coworking, open space e sharing, lasciando che il cambiamento coinvolga i pubblici esterni, le persone e lasciando che i nuovi spazi della cultura diventino eventifici e piazze per le persone; non più luoghi e spazi espressamente deputati a una singola funzione, a un singolo evento ma ambienti che forniscano un’ esperienza completa.

È quello che hanno fatto BASE e mare culturale urbano a Milano, FARM a Favara in Sicilia, l’ex FADDA in Puglia, l’asilo ex Filangieri a Napoli e CAOS a Terni, un ex opificio di 6000 mq diventato un centro arti che ospita tra le tante due musei civici e un teatro che legittimano inoltre l’investimento dei fondi pubblici; fondi pubblici di cui purtroppo queste iniziative sono dipendenti e ne determinano spesso l’esistenza. Simultaneamente i tempi lunghi della pubblica amministrazione ne rallentano e ne ostacolano lo sviluppo, diventando anche fatali per chi male si sostiene e basa la sua sostenibilità su queste risorse.

Sembra dunque evidente la necessità di un ripensamento strutturale delle istituzioni artistiche, adeguandole a quella che Bauman ha chiamato società liquida, mettendo in discussione tutto, in un processo immaginativo continuo e abbandonando i concetti di spazio e tempo, di inizio e fine della performance e dell’esperienza culturale. Tenendo però sempre presente che la possibilità di una trasformazione come questa risiede nel rapporto tra permanente e temporaneo, che la continuità dà stabilità e solidità e la temporaneità garantisce l’esplosione dei processi.

BASE, mare culturale urbano e CAOS sono solo alcuni esempi di realtà che hanno creduto e credono nella cultura come asset per lo sviluppo economico, attraverso la gestione dei musei, dei teatri, dei siti archeologici e naturalistici e attraverso l’ideazione, la pianificazione, l’organizzazione e il coordinamento degli eventi. Il fine ultimo è quello di rendere ciò che adesso è quasi troppo innovativo e non del tutto facilmente interpretabile e considerato come una ricchezza, completamente inserito nei contesti delle città e nella quotidianità delle persone.

Bianca Boretti

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