UN ALTRO ANNO É VENUTO ED ANDATO!

“10…9…8…7…”…In qualunque parte del mondo ci si trovi, e a qualsiasi ora della notte, ognuno di noi festeggia il Capodanno.Ma quali sono le origini e le usanze che connotano una delle feste più attese dell’anno?

Nel lontano 46 a.C. Giulio Cesare introdusse il calendario giuliano stabilendo che il 1°gennaio divenisse per consuetudine il primo giorno dell’anno. Si tratta di una festa che trae la propria origine dai rituali e festeggiamenti in onore del dio romano Giano, segnando l’inizio di un nuovo ciclo di vita, chiudendo un periodo per aprire una rigenerazione totale del tempo. Il Capodanno è un punto di fine e di inizio, di ri-fondazione della temporalità con un nuovo vigore.

A seconda della cultura, inoltre, si modifica la collocazione di questa festa nel calendario. In Cina e in estremo oriente si pone in corrispondenza del novilunio e cade tra il 21 gennaio e il 19 febbraio, mentre per la cultura islamica esso si pone in corrispondenza del primo giorno del mese di Muharram.

Le sue antiche origine hanno fatto in modo che le esperienze legate a questa festività possano essere varie. Essendo un momento di passaggio e ridefinizione della ciclicità alcune società lo considerano in relazione alla primavera o al pieno autunno, quando il tempo declina verso il buio e il “vuoto vegetale”, in relazione anche alla mancanza dei frutti della terra e alle difficoltà del raccolto agricolo. Oggi la consuetudine storica lo pone vicino al solstizio di inverno ed è inserito nel ciclo dei 12 giorni, le cui notti di mistero e trasgressione sono oggi considerate il momento culminante dell’anno in corrispondenza del Natale e l’Epifania.

Fin dal mondo latino i romani erano soliti durante queste celebrazioni scambiarsi dei doni come un vaso bianco con miele, datteri e fichi, accompagnati a ramoscelli di alloro, detti strenne, come augurio di fortuna e di felicità, simboli ancora in uso nella contemporaneità. Interessante è l’origine del nome strenna derivante dal fatto che i rami venivano staccati da un boschetto della vita sacra ad una dea sabina, Strenia, considerata apportatrice di fortune e felicità.

In Italia le usanze che caratterizzano il Capodanno sono numerose e variano da regione a regione, e rendono il nostro territorio sempre più affascinante. Diverse infatti sono le leggende popolari che colorano questa notte. Nel sud Italia vi è la tendenza a lanciare dei cocci dalle finestre delle case, come rito scaramantico di eliminazione del male fisico e morale che si è accumulato nell’anno trascorso. Nelle regioni del centro Italia vengono rievocati i prodigi. Nel paese di Pettorano sul Gizio, in Abruzzo, vi è la credenza che nel preciso momento in cui scocca la mezzanotte l’acqua del fiume si arresti e diventi d’oro per pochi secondi, per tornare in seguito a scorrere fluentemente. Tra le tradizioni citiamo anche la propensione a credere che sia di buon augurio incontrare come prima persona per strada un vecchio o un gobbo, mentre se si incontra un bambino o un prete si potrebbe subire una disgrazia. Un ultima usanza è la previsione del prezzo del grano: un pronostico tipico della classe contadina che prendendo dal pagliaio una spiga dalla quale si scelgono 12 chicchi, ponendoli sul focolare entro un cerchio di brace, se il chicco abbinato al mese salta in avanti, il prezzo del grano in quel periodo aumenterà, se andrà all’indietro, diminuirà.

Non dimentichiamo le consuetudini più diffuse come le lenticchie, fuochi d’artificio, vestire un capo di colore rosso, mangiare melograno e uva passa, travestirsi con maschere. Col tempo questa festività si è declinata sempre più in termini profani, legati all’abbondanza del cibo, al divertimento, e all’esagerazione, mentre l’aspetto sacro si è indebolito ed è stato riassorbito dalla liturgia cristiana cattolica che ha collocato la festa mariana, Maia Madre di Dio, che ha come scopo quello di porre l’anno nuovo sotto la guida e la protezione della Vergine.

Ed ora qualche curiosità dal mondo. Ad esempio come viene festeggiato il Capodanno in Perù e America Latina? Le popolazioni esibiscono fuori dalla propria abitazione dei manichini di cartapesta, una specie di spaventapasseri, che a mezzanotte vengono bruciati per le strade. In Germania ci si traveste con maschere, mentre in Romania si fanno gli auguri agli animali, mentre nelle zone più remote del paese si crede all’esistenza di fate e folletti e si eseguono dei riti propiziatori legati all’elemento naturale dell’acqua. In Sud Africa l’usanza porta le famiglie già benestanti a festeggiare il capodanno organizzando delle feste di carità per le vie centrali della città invitando le persone bisognose senza distinzioni di origine o classe sociale. E per una notte, in un territorio che ancora sta risentendo dei problemi creati dall’Apartheid, ci si dimentica o perlomeno si cerca di attenuare una divario sociale, economico e culturale che ancora crea difficoltà di convivenza e rallenta un processo di normalità.

Un altro anno ormai è passato, e per ognuno si concluderà in modo diverso: chi lo passerà in famiglia, chi con gli amici, chi al mare e la maggior parte in montagna. Ovunque si abbia scelto di festeggiare, l’augurio migliore che ci si possa fare è di imparare ad amare e amarsi di più.

“6…5…4…3…2…1…BUON ANNO #CIMERS!”

Michela Baietto

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