KLIMT EXPERIENCE. Quando la tecnologia incontra l’arte

Una vera e propria esperienza artistica in grado di emozionare e colpire lo spettatore con luci, suoni e colori vividi, pieni ed inaspettati. Tutto questo è Klimt Experiencela mostra che il Mudec di Milano insieme a 24 ore Cultura e Cross Media Group regala ai suoi visitatori.

Gli appassionati e i più intransigenti potrebbero trovarsi spiazzati di fronte all’innovatività della scelta. Non vere opere d’arte, quadri o disegni, ma immagini e proiezioni che coinvolgono totalmente lo sguardo e l’animo di chi sceglie di dedicare un’ora del proprio tempo all’arte. Manca il quadro come medium di un messaggio artistico, come supporto poetico, ma risulta comunque presente in una forma diversa, in quanto si digitalizza, venendo proiettato. In questo modo si perde la materialità dell’opera, ma si acquisisce  uno straordinario dinamismo.

Il quadro diventa immateriale, paradossalmente, una proposta quasi ossimorica, in grado però di produrre un coinvolgimento sensoriale di impatto. I visitatori dopo un breve corridoio di colore oro vivo che accoglie e introduce gli eventi principali che hanno formato l’artista, lascia spazio ad un’unica sala che proietta centinaia di opere; ciò è possibile proprio grazie alla tecnologia, alla scelta di sacrificare il supporto materico, per favorire l’intangibile.

Interessante è la frase di Klimt scelta per accompagnare i visitatori nella main room: “Chi vuole sapere di più su di me, osservi attentamente i miei dipinti e cosa voglio”. Non si nasconde l’interesse che l’artista aveva per la figura femminile, spesso ritratta di profilo o frontalmente. Un’attenzione costante per i dettagli corporei, le linee longilinee e morbide, gli sguardi austeri e fieri, e allo stesso tempo sinceri.

Per quasi un’ora trascorsa in una sola stanza, gli sguardi di 40 persone hanno seguito ammaliati lo scorrere, il dissolversi, il dileguarsi delle opere di uno dei maestri della pittura moderna, ma soprattutto di un uomo che ha vissuto a contatto col proprio tempo. Le opere dell’artista, infatti, sono state elegantemente accompagnate da brani di musica classica dei più grandi autori europei, come Strauss, ed dalle immagini dei principali monumenti austriaci e dal design di inizio ‘900. Una proposta multimediale, tecnologica, innovativa, ma soprattutto contestualizzata e arricchita da una attenzione per il periodo storico, senza togliere tempo e spazio al protagonista principale.

Tuttavia ritengo importante riflettere sulla scelta adottata. Per quanto affascinante ed innovativa, può risultare davvero avvincente la proiezione di un quadro piuttosto che la visione del quadro stesso? In termini didattici e scolastici, sicuramente questa modalità di lettura e interpretazione della classica esposizione museale risulta vincente; è ormai noto quanto le immagini riescano a catturare l’attenzione delle persone e sopratutto dei bambini, rispetto ad una classica spiegazione frontale. L’esibizione di colori accesi, l’accompagnamento musicale e il movimento grafico si avvicinano ad una realtà digitale e televisiva che i più giovani comprendono con maggiore partecipazione. In questi termini la mostra potrebbe apparire come una lezione in qualche modo stimolante ed interattiva.

Io sono rimasta più di un’ora dentro una stanza, al buio, con immagini e suoni che venivano proiettati su ogni parete: ho potuto anche notare persone che hanno pagato il biglietto per rimanere anche solo 10, massimo 20 minuti. Forse questa scelta è replicabile in un contesto laboratoriale, ma se non si tratta di videoarte realizzata direttamente dell’artista in prima persona, e nata seguendo la sua logica, vale veramente la pena sostituire la solennità di un quadro con un insieme di pixel, anche se di alta qualità?

Concludo questo articolo lasciandovi a questa considerazione e sperando di potervi fare riflettere su questa propensione discutibile alla digitalizzazione dell’arte, che tuttavia potrebbe essere comunque adottata come modalità di conservazione di un patrimonio artistico continuamente minacciato dalle vicende politiche e sociali. Per quanto il digitale stia continuando a rivoluzionare le nostre vite, ritengo sia giusto, qualora possibile, preservare l’autenticità dell’opera.

Michela Baietto

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