TOP 5 BOOKS: FOR FALL

L’autunno è la stagione perfetta per accoccolarsi sotto le coperte e prendersi una pausa dalla città, con un buon libro e una tazza di tè.Il tempo che abbiamo per noi stessi si riduce sempre di più e quel poco che abbiamo preferiamo passarlo a guardare serie tv, piuttosto che leggere.
Sono una Netflix addicted e so che se guardo serie tv difficilmente sto lontana dal cellulare. Eppure c’è un luogo in cui siamo irraggiungibili quando leggiamo… Vi sfido a farvi distrarre con questi 5 libri che sto per consigliarvi:

#5 MR. GWYN– per chi non ha tempo da perdere

Per chi ha poco tempo durante la giornata questo racconto è perfetto perché molto breve. Uno dei più recenti romanzi di Alessandro Baricco, desidererai di non arrivare al The End. Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che ama la vita. Tutt’a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia… Un libro che insegna che non siamo personaggi, ma storie “Ci fermiamo all’idea di essere un personaggio in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c’è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori. Riesce a capire?”

#4 LA BASTARDA D’ISTANBUL – per tutti i global trotter

Quando avevo diciassette anni sono stata in Turchia con i miei genitori. Istanbul è una città magica e quando sono tornata avevo talmente tanta nostalgia di quel mondo che ho cercato un libro che mi ricordasse della città. Istanbul, ponte geografico tra Occidente ed Oriente, piena di colori, vita e contraddizioni. Ma la Bastarda d’Istanbul di Elif Shakaf non è soltanto questo… Istanbul non è una città, è una grande nave. Una nave dalla rotta incerta su cui da secoli si alternano passeggeri di ogni provenienza, colore, religione. Lo scopre Armanoush, giovane americana in cerca nelle proprie radici armene in Turchia. E lo sa bene chi a Istanbul ci vive, come Asya, diciannove anni, una grande e colorata famiglia di donne alle spalle, e un vuoto al posto del padre. Quando Asya e Armanoush si conoscono, il loro è l’incontro di due mondi che la storia ha visto scontrarsi con esiti terribili…

#3 PICCOLE GRANDI COSE – per chi ama perdersi

La dote principale della scrittura di Jodi Picault è quella di far perdere la coincidenza della metro, quindi è consigliato ai lettori più organizzati. Un romanzo appassionante e intenso che affronta un tema scomodo e di grande attualità: il pregiudizio. Da più di vent’anni, Ruth Jefferson è infermiera ostetrica al Mercy-West Haven Hospital. Durante il proprio turno, mentre sta effettuando il check-up di un neonato, viene improvvisamente allontanata: i genitori di Davis non vogliono che Ruth, afro-americana, tocchi il bambino. ma il giorno successivo il piccolo ha delle complicanze cardiache proprio mentre Ruth è l’unica ostetrica in servizio. Intervenire oppure no?
Jodi Picault non smette mai di sorprenderci con dei libri che intrattengano e, allo stesso tempo, insegnino.

#2 NESSUN DOVE – per i lettori amanti del fantasy e non solo

L’unica cosa che non ti piacerà leggendo questo libro sarà il costante pensiero nella testa che ti dirà “perché non ho mai letto nulla di Neil Gaiman prima?”. Gaiman ci trasporta sotto le strade di Londra, dove c’è un mondo che la maggior parte delle persone non riesce neppure a immaginare. Una città di mostri e di santi, di assassini e di angeli, cavalieri in armatura e pallide ragazze in velluto nero: questa è l’altra Londra di chi è precipitato nelle fenditure. Laggiù, sotto le strade della città – in quel luogo chiamato Nessun dove – c’è uno strano destino ad attendere Richard Mayhew.

#1 LA MISURA DELLA FELICITÁ: per chi vuole innamorarsi… di un libro

Vi siete mai chiesti cosa ci spinge ad amare follemente un libro? Come in una bella storia d’amore, ci sono dei segnali che si presentano inevitabilmente.
Così è successo a me con La Misura della Felicità di Gabrielle Zevin. Già al primo appuntamento sarà il temperamento di Mr. Fikry a catturarti. All’inizio avvicinarsi lui è come andare avanti per raggiungere un orizzonte. Ed è frustrante. Ogni passo fatto in avanti amplifica la distanza. Mr. Fikry crede di non meritare la felicità. Da quando sua moglie non c’è più gli è rimasta solo la loro libreria ad Alice Island. Fortunatamente, A.J. nel suo procedere per inerzia, inciampa nell’incontro con una bambina che si aggira nel reparto dei ragazzi. Ha con sé un biglietto che dice “Questa è Maya. Ha due anni. E’ molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca assieme ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata”.
E’ buffo come prendersi cura di un’altra persona possa cambiare il modo di prenderci cura di noi stessi. La piccola Maya si rivela come una bambina curiosa e capace di infondere nel padre la sua fiducia nei confronti del mondo.
Un’apprezzabile peculiarità del romanzo è il preludio di ogni capitolo. Ciascuno di essi prende il nome di un libro famoso con una piccola introduzione fatta ad A.J. dove niente viene lasciato al caso. La terza fase consiste proprio nel non poter smettere di parlare di lui, vedete? Se vi piace sentirvi innamorati, consiglio vivamente di leggere questo libro. Non starò qui a dirvi quale sia l’ultima fase. Sì, quella finale. Perché spesso è quella più impetuosa. Fatta di lacrime di gioia o di tristezza. Poi c’è chi non si capacita che sia finita. E ancora chi decide che, almeno per un po’, deve smetterla di cascarci e chi invece si riscopre con la voglia di iniziare di nuovo con entusiasmo.

Buona lettura CIMERS!

Paola Manzo

Shake It Out

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