PERSONAL BRANDING 4 YOU! Come impostare una strategia efficace per comunicare se stessi!

Sapersi raccontare, identificare i valori che guidano le nostre scelte, la mission e la vision personale, capire i nostri obiettivi ( personali e professionali), fare un‘auto analisi delle proprie competenze relazionali e comportamentali sono passi importanti nel percorso di orientamento al lavoro che ogni laureando/laureato dovrebbe fare per far crescere la quercia che è insita in ognuno, per far scoccare la scintilla. Per questo CIMO ha pensato a uno speciale sul tema #PersonalBranding4You.  Iniziamo questo viaggio alla scoperta e comunicazione di noi stessi con il dott. Stefano Magliole del Gruppo De Pasquale. Ecco la prima puntata! Buona Lettura

Il Gruppo De Pasquale è una realtà italiana che da oltre 25 anni si occupa di servizi alle imprese, dalla ricerca e selezione di personale alla formazione e a soluzioni di esternalizzazione in Business Process Outsourcing o appalto. Da due anni collabora con l’università Cattolica di Milano – Stage & Placement per percorsi di Personal Branding rivolti agli studenti. Stefano Magliole, marketing manager del Gruppo, si occupa di coordinare le diverse linee di business in un posizionamento centrato sulla specializzazione delle singole aree e sulla loro integrazione in un’offerta unica.

Understand the importance of branding. We are CEOs of our own companies: Me Inc

(Tom Peters – the brand called you)

Si sente sempre più spesso parlare di personal branding. Ma già nel 1994 Tom Peters scriveva di questo  tema in un articolo intitolato “the brand called you” in cui affermava che in un mondo in cui la marca regna sovrana è necessario capire l’importanza del branding perché tutti, manager, impiegati, studenti, sono i CEO della azienda Me.Inc. Cosa significa concretamente fare di se stessi un brand?

Un brand non è solo ciò che riconosciamo graficamente o visivamente. Un brand porta con sé tutti quei valori che noi, consciamente o meno, impariamo ad associargli; valori che spesso esulano completamente dal motivo per cui abbiamo deciso di fare un acquisto e che ridefiniscono del tutto il valore di un prodotto o di un servizio. Molto spesso, le nostre scelte di acquisto sono guidate più da questi valori intangibili che non dalle specifiche “tecniche”.  Il concetto di personal branding prova ad applicare questo mondo di valori anche ad ognuno di noi, sostenendo che le nostre “specifiche tecniche”, ovvero tutte quelle cose che sappiamo fare, non descrivono completamente chi siamo. Ognuno di noi crede in qualcosa e trasmette qualcosa a chi gli sta accanto; in altre parole,  siamo molto di più di una serie di esperienze elencate su un curriculum. Due CV su una scrivania sono come due prodotti senza brand: si farà una scelta guidata dall’istinto. E’ per questo che dobbiamo conoscere il nostro brand e saperlo raccontare. E questa è la parte più difficile: costruire relazioni sincere, basate sull’ascolto e sull’empatia. Non si tratta di avere delle idee e di attaccarcisi disperatamente e testardamente. Altrimenti si rischia di divenire un’azienda che non ascolta i propri clienti e che, senza speranza, non può far altro che fallire“.

Costruire il proprio brand significa quindi  essere se stessi.  Ognuno di noi è unico ed irripetibile. Come possiamo capire chi siamo, cosa ci rende unici ed eccezionali rispetto ad altri e  identificare al meglio le nostre attitudini  e capacità?

Quando incontro gli studenti per parlare di questo argomento prendo in prestito le parole di Simon Sinek durante la sua famosa Ted Talk, The Golden Circle. E’ un messaggio forte ed incisivo ma allo stesso tempo estremamente semplice da comprendere. Sinek parla delle aziende e dice che tutte quante sanno rispondere alla domanda cosa fate?” (pasta, computer, cure mediche, ecc); questo è il primo livello, quello più esterno, quello visibile dall’esterno. Il secondo strato risponde alla domanda “come?” e già qui, molti hanno difficoltà a dare una risposta completa; spesso si limitano ai processi operativi senza tenere in considerazione concetti più ampi come condivisione, partecipazione, sharing economy e via dicendo. Ma esiste un terzo livello, più profondo al quale pochissime aziende sanno rispondere; quando domandiamoperché?, la maggioranza avrà in mente il profitto. Alcune riusciranno a trasmettere un perché più ampio: per connettere le persone, per rendere la conoscenza gratuita ed accessibile, per innovare la vita di tutti i giorni. Le aziende che sanno rispondere a questo ultimo livello sono poche, ma sono quelle che ognuno di noi conosce e riconosce immediatamente. Questo stesso concetto può essere applicato ad ognuno di noi; cosa facciamo è scritto sul CV. Per il come dobbiamo trovare un modo per comunicarlo perché non sempre è visibile e chiaro. Per quanto riguarda il perché, infine, dobbiamo essere sinceri con noi stessi, capire chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci guida fuori dal letto tutte le mattine. Possiamo costruire una comunicazione efficace partendo dal cosa e arrivando al perché; ma una vera comunicazione sincera ed ispiratrice arriverà solo se partiamo dall’interno, dal perché, e lasciamo che le altre risposte vengano naturalmente“.

the golden circle

The Golden Circle – Simon Sinek

Riportando uno stralcio del discorso di Sinek si capisce infatti come sia importante e diversificante partire dal cuore del cerchio, dal perchè, dal motivo dell’azione –  dalla motiv-azione – che guida le scelta che facciamo. “Ma veramente poche persone o organizzazioni sanno perché fanno quello che fanno. E con “perché” non intendo “per fare profitto”. Questo è il risultato. E’ sempre un risultato. Con “perché” intendo: qual è lo scopo? Qual è il motivo? In cosa credete? Perché l’organizzazione esiste? Perché vi alzate la mattina? E perché dovrebbe importare a qualcuno? Bene, come risultato, il modo in cui pensiamo, il modo in cui agiamo, il modo in cui comunichiamo è dall’esterno verso l’interno. E’ ovvio. Andiamo dalle cose più chiare alle cose più sfuocate. Ma i leader ispiratori e le organizzazioni ispiratrici, qualunque sia la loro dimensione, o il settore, pensano, agiscono e comunicano dall’interno verso l’esterno” 

Negli ultimi tempi – conclude il dott. Magliole – si parla molto di personal branding ma se ne parla da un punto di vista comunicativo, non di reale branding. E’ come se un’azienda comunicasse senza avere un marketing chiaro, un posizionamento ben definito; è come fare marketing operativo senza quello strategico. La comunicazione è indispensabile ma assolutamente inutile se prima non abbiamo fatto un’analisi e non abbiamo indentificato il nostro perché. Capisco che sia difficile per uno studente fare questo percorso; ma è importante almeno iniziare, far scoccare una scintilla che magari un giorno potrà divenire quella fiamma che li guiderà nella propria vita

Ringraziamo il dott. Magliole e in attesa di incontrarlo nuovamente nella prossima puntata proviamo a compilare il nostro Golden Circle ( immagine sopra) e cerchiamo di riflettere in modo profondo sul perchè delle nostre azioni per iniziare a impostare con una comunicazione efficace il nostro Personal Branding

#PersonalBranding4You 

Matilde Dondena

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