CimoTopTalents #5 Biennale di Venezia, Expo e Salone del Mobile. Alberto Redighieri spiega le nuove frontiere del videomaking

Videomaking. Un termine ormai masticato a destra e a manca. Ma cosa vuol dire veramente essere dall’altra parte della videocamera? Alberto Redighieri racconta gioie e dolori della sua giovane passione con le grandi collaborazioni che hanno già fatto capolino nel suo curriculumBiennale di Venezia, Expo e Salone del Mobile.

Diventato grande a latte e Kubrick, Alberto si avvicina all’arte del videomaking intorno ai 20 anni, la passione è rimasta infatti latente per molto tempo. L’interesse “maniacale” per il cinema si presenta inaspettatamente durante gli anni trascorsi a La Sapienza di Roma, quando il futuro il videomaker studiava Lettere e Filosofia. <<Piano piano cominciai ad interessarmi al funzionamento della macchina da presa e di tutti gli aspetti tecnici legati a questa, grazie a un workshop di recitazione tenuto da Giulio Scarpati, il Lele Martini de Il medico in famiglia per intenderci, che mi chiese se volevo aiutarlo a fare dei video didattici per gli studenti dell’anno successivo. –spiega Redighieri- Da lì, imparai a montare e fare video>>. Dopo la laurea a Roma Alberto decide di trasferirsi a Milano vicino ai genitori e viene accettato alla Scuole civiche di cinema del capoluogo lombardo ma la sua avventura alla specializzazione biennale in multimedia dura solo un anno. E’ un viaggio in solitario ai Balcani che accende la lampadina. <<Chiamai il mio professore di ripresa e gli dissi: “Ho deciso. L’anno prossimo rifaccio le selezioni per il corso di documentario”. – ricorda Alberto– Rifeci le selezioni alle civiche e mi accettarono nuovamente. Ed è stata la scelta migliore che abbia mai fatto>>. Da qui inizia la carriera in salita di Redighieri, dal cortometraggio documentario al termine del percorso alle scuole civiche proiettato al Milano Film Festival nel 2015 e che Alberto e il suo team stanno cercando di portare in giro per i Festival, ai lavori per la Biennale di VeneziaExpo e il Salone del Mobile.

13052736_993399677362464_18927967_o

Un’immagine dal film L’Immobile

<<Il mio primo lavoro video è stato esposto alla Biennale di Venezia al padiglione Italia all’interno di un Open Call creato da Studio Azzurro che si chiama “Innesti Grafting”. –racconta il videomaker- Oltre al mio primo cortometraggio, “L’Immobile” che è stato proiettato al Milano Film Festival nel 2015, sto collaborando con un giovane filmmaker che si chiama Alberto Danelli>>.  In occasione del Salone del Mobile Alberto ha realizzato invece delle riprese all’interno dell’installazione A joyful sense at work”. <<Ho lavorato pure ad EXPO all’interno di un team di filmmakers provenienti dalla scuola di Lodz, in Polonia, una delle scuole di cinema europee più apprezzate e conosciute nel panorama del cinema d’autore. –continua Alberto- Si è girato un instant movie con la supervisione di Jerzy Zielinski, un ottimo direttore della fotografia e si è montato il tutto tra Lodz e a Milano e l’ultima settimana di EXPO  il nostro lavoro è stato proiettato all’interno del padiglione della Polonia>>. Il lavoro che sta più a cuore al videomaker è però L’Immobile che definisce “come un figlio”. <<E’ stato girato all’interno di Consonno, un paese sperduto tra le montagne che circondano Lecco. Il titolo che abbiamo dato, “L’Immobile”, è evocativo per quello che oggi è questo paese>> spiega Redighieri. Nel corto non compaiono persone ma solo animali, elementi di architettura e e del paesaggio accompagnati da pezzi elettro-rock realizzate appositamente per il film dagli Psychovox e dalla voce fuoricampo di Annesa, membro del team. <<La fase di realizzazione e di progettazione ha portato via più di anno. –ricorda Alberto- Le riprese sono state fatte in tre periodi diversi: aprile, giugno, settembre del 2014. In tutte questi fasi capitava che facessimo appostamenti veri e propri per ore per non spaventare gli animali che uscivano durante il tramonto. Dormivamo nel paese, all’interno del salone del bar che gentilmente ci lasciava le chiavi per aprire e chiudere il portone>>. Il corto ha ricevuto i complimenti di Andrea Caccia, regista di documentari, e del suo direttore della fotografia Massimo Schiavon.

13072977_993394470696318_1632432830_o

La copertina del film L’Immobile

Il team sta tuttora cercando di spingere il film nei festival cinematografici, ma l’impresa è ardua, tra creazioni che “saltano la fila” grazie a conoscenze azzeccate e il rischio che il film non venga nemmeno guardato prima di essere scartato. Attualmente Alberto sta partecipando al progetto YEAD, Young European Audience Development, della Commissione Europea, finalizzato a facilitare l’accesso alla cultura per particolati audience (giovani e stranieri per esempio). <<Mi occupo, in maniera collaterale con gli operatori museali del MUDEC di Milano di insegnare a ragazzini provenienti dall’istituto socio-sanitario Oriani Mazzini di Milano, le tecniche di filmmaking e di co-creare con loro un documentario e dei piccoli cortometraggi che si gestiranno autonomamente con piccole troupe>> spiega Alberto.

<<<<I consigli che posso dare ad un filmmaker sono quelli di guardare tantissimi film, avere coraggio di esprimere le proprie idee e non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, nemmeno se si è alle prime armi, ed accettare i consigli da chiunque solo se sono costruttivi. Circondarsi di persone di cui ti fidi. Non prendere lavori gratis se sai che puoi essere pagato un minimo. –conclude Alberto- Quello che vorrei sottolineare è il fatto che questo lavoro è pieno di compromessi e non sempre i risultati sono quelli che uno si aspetta. Uno deve essere anche in grado di capire che la realizzazione di un video o un film è la ragione di vita di chi lo fa e non di chi lo guarda>>.  

Annunci