I RITI DI CAPODANNO. Tra bollicine e 12 chicchi di uva

Terzo appuntamento per il nostro Speciale Natale. Dice il detto ” Natale con i tuoi, capodanno con chi vuoi” ed è proprio così, infatti,  secondo il sociologo Isambert  Natale e Capodanno, le due attesissime feste invernali, ruotano attorno a due poli opposti.

Citando “ Agenda Aurea (capitolo 2), di Claudio Bernardi, si legge come il Natale sia la festa dedicata ai bambini, che si passa  in casa, nel raccoglimento, mentre  il capodanno sia la festa degli adulti, che si  trascorre fuori dalle mura domestiche con amici. Capodanno è la notte in cui si può eccedere, essere esuberanti e permettersi quel pizzico di qualcosa in più. Se Natale è  rito religioso, Capodanno è un rito pagano.

Ebbene, Natale è passato da qualche giorno,  ci siamo (a stento ) appena ripresi dalle varie cene e pranzi,  che i nostri animi sono ritornati in fermento per organizzare l’ultimo (e il primo) grande evento dell’anno: Capodanno! In questa notte frizzante ed “ebriosa”  si tirano le fila sull’anno che si sta per salutare, si fanno buoni propositi per il futuro,  ci si veste a festa, si accendono fuochi e si mangiano cibi che solitamente non si preparano.  Ma sapete il perchè di tutti questi riti propiziatori?

Capodanno, ci spiega Claudio Bernardi,  cade nel bel mezzo di quelli che si chiamano “i dodici giorni” ( dal 25 dicembre  – Natale  –  fino al 6 gennaio – Epifania) e che simboleggiano anche i 12 mesi dell’anno.  In questo momento si esce  dal periodo  più ” morto”, in cui  giorni sono più brevi e le notti più lunghe, gli alberi sono spogli, il cielo grigio e le terre ricoperte di brina e ghiaccio. Infatti, con l’arrivo del solstizio d’inverno ( in cui vi è la notte più lunga dell’anno) le tenebre cessano di aumentare, la luce riprende a crescere e così anche la vita sulla terra.  […] Da qui, continua Bernardi,  si sono ricavati riti, tradizioni, credenze che aiutassero a uscire dal periodo morto, appunto,  per prepararsi alla rinascita. 

Così, come si suol dire, “Anno Nuovo, Vita Nuova“.  Infatti  è proprio a capo dell’anno che si rinasce, si fanno i conti di ci che è stato, degli obiettivi che si sono raggiunti e di quelli che invece si raggiungeranno.  Per accogliere la ” nuova vita” si usano proprio quei riti propiziatori che nell’antichità allontanavano dalla “morte”. Così ci vestiamo con le mutande di colore  rosso, simbolo della passione e che rimanda al concetto di vitalità ( e di conseguenza alla possibile nascita),  ma  anche colore del fuoco, come il sole, che scalda e riporta in vita; illuminiamo il tenebroso cielo con fuochi di artificio; ci baciamo sotto l’agrifoglio ( sempreverde, simbolo anch’esso di vita perenne) ed infine,  indossiamo qualcosa di nuovo, per rimandare proprio a ciò che verrà, a quella “vita nuova” portatrice di speranze e ideali. Ma, non dimentichiamoci del nostro passato, che è ciò che ci forma e ci crea, così indossiamo anche qualcosa di vecchio proprio per non dimenticare da dove arriviamo e restare in una sorta di continuum; Capodanno è la notte dell’anno in cui ci si veste a festa, si bevono bollicine per avere un anno spumeggiante e in energia!

CIMO ringrazia il Claudio Bernardi per averci deliziato con tutte queste curiosità  per lo Speciale Natale.

E per concludere non potevano mancare le curiosità “rituali – propiziatorie  – gastronomiche”. 

Iniziamo con un classico intramontabile delle nostre tavole del cenone: lo zampone (o il cotechino) accompagnato dalle  lenticchie, il loro significato è abbondanza ( per la loro “crescita ” durante la cottura) economica, proprio per la loro forma arrotondata, che rimanda a delle monete. Pensate che  questa usanza sembra  risalire  agli antichi romani che melogranoregalavano un sacchettino pieno di lenticchie proprio per  augurare fortuna e ricchezza. Passando alla frutta troviamo il melograno , che con il  suo colore rosso fuoco e la forma e consistenza dei suoi semi è vistouva bianca come simbolo di fecondità e l’uva, siamo in Spagna dove l’arrivo dell’anno nuovo si festeggia con il rito de  las 12 uvas” che consiste nell’usanza di mangiare 12 chicchi d’uva (tassativamente senza semini) uno per ogni rintocco della campana prima di mezzanotte (che rimandano ai 12 mesi),  per avere un anno ricco e prospero.

Prepariamoci a salutare il 2015 e a dare il benvenuto al 2016  vestiti di rosso, baciandoci sotto il vischio, a cena con amici, con qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo, mangiando un po’ di lenticchie, melograno e 12 chicchi d’uva!

Tanta abbondanza, prosperità e ricchezza a tutti!

 

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