Evoluzione e tecnica del montaggio nel linguaggio cinematografico – Riccardo Rovescalli

«L’essenza del cinema è il montaggio» – F. F. Coppola

L’Ideazione, pianificazione, preparazione, lavorazione, produzione, montaggio, missaggio, edizione, diffusione: queste le fasi “da manuale” per realizzare un prodotto audiovisivo.

Nei quattro incontri organizzati dal Dottor Riccardo Rovescalli, Responsabile del Centro Audiovisivo Universitario, ci siamo concentrati sulla fase del montaggio e indagato i suoi segreti.Innanzitutto è fondamentale capire la funzione da assegnare al montaggio – narrativa, descrittiva, concettuale, ritmica/formale -, quindi scegliere la sua forma – alternato, parallelo, visibile/discontinuo, invisibile/continuo – in base alla sceneggiatura. Per arrivare a questa sistematizzazione è interessante accennarne la storia. Il primo ad utilizzare tecniche di montaggio fu uno dei pionieri del cinema, Georges Méliès, il quale comprese che tagliando ed incollando tra loro spezzoni di diverse riprese si potevano creare dei rudimentali effetti speciali. Sempre nella prima decade del 1900, David W. Griffith rese evidenti le potenzialità del montaggio ai fini narrativi, teorizzando il linguaggio cinematografico: inquadratura, scena e sequenza. Nel 1920, il regista russo Lev Vladimirovič Kulešov con l’effetto Kulešov, compì un importante esperimento: alternò il primo piano di un attore con riprese di vario tipo (un piatto di minestra, una bambina in una bara, una donna su un divano) e, sebbene l’espressione del viso dell’attore non cambiasse, il pubblico percepiva i suoi differenti stati d’animo (fame, paura, tenerezza). Questo esperimento permise in seguito a Sergej M. Ejzenštejn e agli esponenti dell’espressionismo tedesco e del surrealismo, di dare una dimensione nuova al montaggio: attraverso la correlazione o l’opposizione di due immagini in sequenza, si ottenevano significati e simbolismi che travalicavano il contenuto delle singole inquadrature. In seguito, con l’avvento del sonoro, si arriva al cosiddetto découpage classico basato su una maggiore continuità spaziale e logico – narrativa, con una rete di opposizioni binarie flessibili e una progressione visiva delle scene. Infine si può descrivere un montaggio moderno, a partire da metà anni Sessanta, che infrange le regole del linguaggio classico e il post moderno, dagli anni ’80-’90, che mescola le caratteristiche del classico e del moderno dando vita a una continuità più spettacolare, con ritmi sincopati.

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Una panoramica sulle tecniche e la storia del montaggio, quindi la loro applicazione pratica. In seguito alla teoria, infatti, il Dottor Rovescalli ha insegnato come montare brevi sequenze che dovevano portare a trame ben precise. Ripercorrendo l’evoluzione storica, abbiamo così iniziato dalla correlazione di singole inquadrature fino alle tecniche del découpage classico. Creare raccordi perfetti per dare continuità alle sequenze è tutt’altro che facile: regola dei 180° per non scavallare i campi, gli stacchi corretti sui movimenti, i raccordi di audio, l’unità temporale per evitare asincronie, no jump-cut e soprattutto dare ritmo alle sequenze.

Per concludere, una frase di Francis Ford Coppola: «L’essenza del cinema è il montaggio. E’ la combinazione dei momenti delle emozioni umane messe in immagine e formanti una sorta di alchimia». Sicuramente il Dottor Rovescalli ci ha fatto avvicinare a questa essenza e capire quanto il montaggio conferisca alla rappresentazione audiovisiva significato e logica narrativa.

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