Studiare cinema e prodotti audiovisivi all’estero: IMACS Experience

All’interno di CIMO vi è  la possibilità di passare due semestri presso importanti e rinomate università estere. Oggi viaggiare in giro per il mondo è importante perchè permette di rafforzare le capacità linguistiche apprese precedentemente, ma anche

entrare in contatto  e rapportarsi con differenti culture,   scoprire qualcosa in più su chi siamo e cosa vogliamo fare;  inoltre, è importante perchè attraverso il viaggio si crea un  “bagaglio”  non solo nozionistico, ma soprattutto di esperienze, infatti, è proprio  tramite la sperimentazione e la conoscenza attiva della realtà  che  ci si arricchisce e si diventa ( un po’ più) adulti.  Maria Federica Bianchi, appena tornata in Italia, ci racconta la sua esperienza.

Ogni volta che qualcuno mi pone domande sul mio percorso di studi intrapreso negli ultimi due anni, trovo sempre qualche difficoltà nel dare spiegazioni, vista l’eccezionalità della mia situazione.
La mia infatti non è stata una semplice iscrizione al corso di laurea magistrale “Comunicazione, Impresa ed Organizzazioni complesse”. Nel mezzo, inteso nel suo senso temporale e concreto del termine, (ovvero nel mio secondo semestre del primo anno e nel primo semestre del secondo anno), ho avuto la fortuna di studiare in ben due nazioni diverse.

Questa occasione mi è stata concessa perché sono stata scelta per il programma internazionale IMACS – International Master Audiovisual and Cinema Studies.  Traducendo e semplificando la questione, è possibile dire che l’ IMACS è una magistrale internazionale inerente al cinema e all’audiovisivo che consente agli studenti selezionati di studiare e fare ricerca all’estero presso due delle Università appartenenti al network. E cosa c’è di più bello per un’amante del cinema di poter coniugare l’amore per lo studio con la possibilità di viaggiare e vivere all’estero?
L’esperienza IMACS mi ha arricchita sotto molteplici punti di vista, a livello professionale, personale ed umano e sono sicura di farmi portavoce in questo anche dei mieiFrancoforte colleghi.  Per quanto ciò possa sembrare e costituire la solita frase banale e ben confezionata ripetuta da moltissimi studenti tornati da un’esperienza all’estero – ed effettivamente lo è –  quello che mi spinge a ripeterla è il fatto che costituisca una verità.  Così, al fine di concedere la possibilità di giudicare le mie parole, intendo calarmi brevissimamente nelle mie mobilità, poiché spero che attraverso il racconto, possa emergere l’esperienza nella sua concretezza.
La prima esperienza fuori è stata alla Goethe Universität di Francoforte (Germania) e a Université de Liége appunto a Liegi (Belgio). Due città molto diverse: la prima internazionale e metropolitana, la seconda capoluogo della piccola regione della Vallonia. Mi avevano destinata a queste città poiché, rispettivamente, avevo conoscenza del tedesco e perché il mio argomento di tesi si avvicinava ai contenuti di ricerca del dipartimento belga.
Come studentessa di Comunicazione, abituata a studiare materie estremamente differenti che vanno dalla sociologia all’ economia, dal diritto al marketing, attraverso il percorso dell’IMACS ho avuto modo di approfondire il mondo del cinema e dell’audiovisivo, ambito che viene affrontato nei miei studi, ma in maniera parziale. Quello che più mi ha colpito sono i diversi tipi di approccio all’insegnamento. A Francoforte il rapporto docente-studente preGoethe Universitatvede un rapporto meno formale, senza togliere il dovuto rispetto al professore. E l’aspetto per me più stimolante è che le lezioni molto spesso, vedano al proprio centro il dibattito. A motivo di ciò lo studente si trova a dover esprimere la propria opinione, ad imparare a motivarla, a difenderla e a cambiarla, ma ancor prima, a sviluppare e potenziare una propria capacità critica sull’oggetto di studio. Lì non è sufficiente leggere i testi, comprenderli, no! Occorre sviscerarli, discuterne, assieme. Non a caso gli esami normalmente consistono nello scrivere un saggio ed è una responsabilità dello studente di trovare un argomento affine alla tematica del corso e alla propria sensibilità.
A Liegi l’apUniversité de Liègeproccio alla relazione e all’insegnamento è più simile a quello italiano, esistono ad esempio gli esami orali, ma in classe è possibile assistere a delle presentazioni realizzate dai colleghi, a doverle valutare e a realizzare progetti ad hoc per ogni singolo corso.
Tutto questo è contornato poi dall’essere immersi in una cultura diversa dalla propria, da un ambiente che non si conosce, ma che si mescola con il repertorio di cui siamo portatori e che diventa piano piano familiare, e non mi riferisco solo ai luoghi fisici, ma anche ai profumi, ai rumori  o alle voci e ai volti che ti vengono posti accanto.
Per quanto sia emozionante, l’IMACS è altrettanto faticoso: occorre una grande elasticità, flessibilità, motivazione e impegno. Non sempre è semplice cambiare la propria prospettiva nel giro di sei mesi, cercare di nuovo una casa, cambiare lingua con cui comunicare, riambientarsi, ricominciare, riaffidarsi.
Però, se ci si riesce, è una meraviglia!
E allora facciamo nostre le parole di Mark Twain: “throw off the bowlines, sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.

Maria Federica Bianchi

Riprendendo alcuni punti del racconto di Maria Federica capiamo come un’esperienza all’estero aiuti  a sviluppare e potenziare le proprie capacità, a relazionarsi ed a conoscere diverse culture, ad aumentare il pensiero creativo e strategico e soprattutto a crescere sotto tutti i punti di vista…  Ringraziamo Maria Federica per questa bella testimonianza e restiamo in attesa di nuovi ed entusiasmanti racconti dei prossimi studenti in partenza con IMACS.

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