VOLKSWAGEN: DALLO SCANDALO SULLE EMISSIONI ALLA CONVERSIONE CULTURALE

Tristemente noto è lo scandalo che ha travolto Volkswagen Group nel settembre del 2015, ribattezzato dalla comunità giornalistica “Dieselgate”. Una massiccia dose di crisis management, unitamente ad un uso oculato delle risorse finanziarie – destinate a coprire i costi dei processi civili e penali – hanno dato prova che, a meno di un anno dallo scandalo, il brand poggiava nuovamente su basi solide. Ma sarebbe riuscito a riconquistare la posizione di first-in-class, e, soprattutto, a ristabilire un legame fiduciario con consumatori ora rancorosi, disillusi?

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NESSUN BRAND È UN’ISOLA: COME L’AUTOMOTIVE TEDESCO HA RISENTITO DELLA PERDITA DI CREDIBILITÀ DEL GRUPPO VW

Il 18 settembre del 2015, l’EPA ha notificato, con un verdetto storico, una Violazione al Gruppo Volkswagen: approssimativamente cinquecentomila modelli diesel (tra Audi e VW), venduti nel mercato statunitense tra il 2009 ed il 2015, contenevano un impianto di manipolazione delle emissioni. La mattina seguente lo scandalo – poi passato alla storia come Dieselgate – il New York Times ed il Wall Street Journal, con toni gravi, accendevano i riflettori mondiali sulle nefandezze commesse dal brand. Esattamente due giorni dopo iniziava la strategia di crisis management di Volkswagen, con la pubblica ammissione di colpevolezza e le scuse ufficiali al pubblico.

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