JOMO: IL PIACERE DI SCEGLIERE NELL’ECONOMIA DEL TEMPO LIBERO

Film da recuperare, luoghi da visitare, eventi a cui partecipare e contenuti da non perdere: ogni giorno riceviamo inviti, notifiche e suggerimenti su ciò che dovremmo vedere, fare o condividere, con il rischio di trasformare anche il tempo libero in una lista di attività da completare.

La possibilità di scegliere tra un numero notevole di opzioni non produce necessariamente maggiore soddisfazione. Può generare, al contrario, la sensazione di essere sempre in ritardo rispetto a ciò che accade.

L’ECONOMIA DEL TEMPO LIBERO

Viene calcolato che su una durata della vita media di 83 anni, circa 29 siano considerati come tempo libero, inteso come il tempo non occupato dal lavoro e dalle faccende domestiche. Un patrimonio apparentemente ampio, che deve però essere distribuito tra riposo, relazioni, consumi culturali e attività personali.

Nell’economia del tempo libero, eventi, piattaforme e prodotti culturali competono per ottenere una parte dell’attenzione disponibile. Il costo sostenuto dal pubblico, infatti, non coincide solo con il prezzo di un biglietto, ma comprende il tempo consumato, lo spostamento e lo sforzo fisico o psicologico richiesto. Il tempo libero delle persone diventa così una risorsa sempre più limitata e contesa.

DALLA PAURA DI PERDERSI QUALCOSA AL PIACERE DI RINUNCIARE

Spesso, in questo contesto di sovraccarico di offerte, inviti e opportunità, emerge la già nota FOMO, vale a dire la paura di “restare fuori” da qualcosa, che siano attività, feste o qualsiasi esperienza vissuta dagli altri.

In risposta alla FOMO, si sta affermando sempre più rapidamente il concetto della JOMO (Joy of Missing Out), che altro non è che il piacere di rinunciare consapevolmente a qualcosa. I sociologi parlano proprio di un rifiuto intenzionale; non è però da intendersi come il non voler fare qualcosa per pigrizia o fastidio, ma piuttosto come la volontà di staccare, o meglio, visto che si parla spesso di pc e smartphone, di disconnettersi.  

Se la FOMO spinge a essere sempre presenti e aggiornati, la JOMO rivendica la possibilità di non partecipare. Una tendenza che non riguarda soltanto le scelte individuali, ma mette in discussione anche le strategie con cui i marchi cercano di conquistare l’attenzione.

COMUNICARE MENO PER COMUNICARE MEGLIO

Infatti, la JOMO pone una sfida anche al marketing. Molte strategie tradizionali fanno leva sulla FOMO, ricorrendo a messaggi come “Ultime date disponibili” o “Approfittane ora” per creare un senso di urgenza e spingere il pubblico ad agire immediatamente.

Un approccio che prende in considerazione la JOMO dovrebbe invece adottare una comunicazione meno pressante, evitando di trasformare ogni interazione in una richiesta di partecipazione.

Comunicare meno non significa indebolirsi, tutt’altro. Significa dare priorità alla qualità dell’esperienza selezionando momenti, contenuti e canali in modo più accurato, rispettando anche i tempi e i silenzi del consumatore.

LA NUOVA SFIDA

Per chi progetta eventi e strategie di comunicazione, l’esperienza della JOMO insegna che il tempo del pubblico non va considerato come uno spazio vuoto da riempire, ma come una risorsa da rispettare.

Coinvolgere non significa necessariamente chiedere alle persone di essere sempre presenti, connesse e aggiornate: può voler dire anche offrire loro la libertà di rallentare e selezionare.

Perché la vera libertà è quella di scegliere, anche, di non esserci.

Leonardo Zoppi