VAMPING: LA NOTTE (NON) È FATTA PER DORMIRE

C’è un momento della giornata in cui tutto sembra tacere. Ma se scorri TikTok, guardi una live su Twitch o rispondi a un messaggio su Instagram alle tre di notte, non sei solo. Questo comportamento si chiama Vamping – e non è una moda, ma un fenomeno sociale in piena espansione.

Quando la notte diventa digitale

Il termine vamping nasce dalla fusione di vampire e texting, e descrive l’abitudine di rimanere svegli per ore durante la notte connessi ai social, alle piattaforme streaming, alle chat. È una pratica sempre più diffusa tra adolescenti e giovani adulti, spesso sottovalutata, ma con effetti reali sul sonno, sull’umore e sulle performance quotidiane.
Secondo la National Sleep Foundation un giovane adulto dovrebbe dormire tra le 7 e le 9 ore, ma secondo una ricerca del 2021, l’uso problematico di internet è direttamente collegato a disturbi del sonno. A quanto pare, le sei ore (o meno) che molti di noi riescono a dormire non bastano.

Infosfera, Onlife e Generazione Z

Siamo la generazione dell’onlife, come l’ha definita il filosofo Luciano Floridi: viviamo in uno spazio ibrido dove reale e digitale si fondono come le acque dolci e salate nelle mangrovie. In questo habitat le relazioni si sviluppano anche online (e no, non sono meno vere). Nell’infosfera essere connessi è la norma, e, mentre per le generazioni precedenti il digitale è uno strumento, per noi è un ambiente. Qui si gioca, si studia, si lavora e si socializza, ma si fatica anche a staccare.

Vamping: tra bisogno di connessione e libertà

Restare svegli di notte non è solo una questione di intrattenimento. Secondo la studiosa Danah Boyd i ragazzi non sviluppano abitudini digitali scorrette per mancanza di autocontrollo, al contrario cercano spazi di socialità che durante il giorno sono negati. Agende piene, genitori protettivi, poca libertà di movimento: tutto spinge a cercare autonomia e relazioni autentiche.
Ecco perché il vamping si carica di significati profondi: esprime il desiderio di libertà, di appartenere, di raccontarsi.

Cosa succede al corpo (e alla mente)?

Il problema è che il corpo non segue i nostri ritmi digitali. L’uso notturno dei device altera i ritmi circadiani, inibisce la produzione di melatonina (l’ormone del sonno) e stimola eccessivamente il sistema nervoso centrale. I risultati:

  • Difficoltà ad addormentarsi
  • Riduzione della fase REM
  • Stanchezza cronica
  • Calo della concentrazione
  • Aumento del rischio cardiovascolare e abbassamento delle difese immunitarie
  • E sì, anche ansia, irritabilità, e nei casi più estremi, sintomi depressivi.

Vamping e adulti: non solo un problema “da ragazzi”

Durante il lockdown, LinkedIn ha rilevato che il 27% dei lavoratori italiani in smart working aveva difficoltà a dormire e il 46% si sentiva più ansioso rispetto al periodo pre-pandemico. Il Vamping, insomma, non riguarda solo i più giovani, ma tocca chiunque viva in ambienti digitali intensivi, inclusi noi universitari.

Cosa possiamo fare, davvero?

Non si tratta di demonizzare il digitale, ma piuttosto di imparare a utilizzarlo con consapevolezza. Ecco alcune strategie semplici e concrete:

  • Spegni la Wi-Fi di notte (sì, sul serio).
  • Evita di portare smartphone, tablet e PC in camera da letto.
  • Disattiva notifiche e sveglie luminose.
  • Crea uno “spazio digitale” anche per il riposo.
  • Sii consapevole che non devi essere sempre online. E non devi per forza rispondere subito.

Se senti che il tuo rapporto con il digitale sta impattando sulla tua salute, parlane con un professionista. Non sei il primo o la prima, non sei solo o sola.
Il Vamping è un comportamento che racconta qualcosa di più profondo: il bisogno di relazioni vere, libertà, tempo per sé. Se lo ascoltiamo, invece di giudicarlo, possiamo trasformarlo in un’occasione per ritrovare il nostro equilibrio, anche (e soprattutto) nel cuore della notte.

Rosa Giuffè