Il mondo contemporaneo è un turbinio di velocità e richieste in cui ci troviamo immersi. Ci spinge costantemente a correre contro il tempo, a ottimizzare ogni minuto della nostra giornata per ottenere il massimo risultato.
Questa corsa alla produttività può portare grandi soddisfazioni, ma spesso si trasforma in una trappola che ci lascia un senso di insoddisfazione e la percezione di essere sopraffatti dalle aspettative. La frase “fare due cose contemporaneamente significa non farne nemmeno una” riflette questa realtà, ma è sempre vera? Dove si colloca nella società attuale il limite tra opportunità e rischio pensando al multitasking?
Il multitasking, ovvero l’abilità di gestire più attività simultaneamente, è percepito come una competenza essenziale nel mondo moderno, ma i dati suggeriscono che potrebbe essere meno vantaggioso di quanto si pensi. Clifford Nass, neuroscienziato e autore di un TED Talk sul tema, ha analizzato gli effetti del multitasking sul cervello umano, mostrando come comprometta la nostra capacità di concentrazione. Chi si dedica abitualmente al multitasking, specialmente in un contesto di iper-connessione digitale, affronta un alto costo cognitivo. La capacità di filtrare informazioni rilevanti e mantenere l’attenzione su un compito specifico si deteriora, rendendo più difficile ignorare le distrazioni e sovraccaricando la memoria a breve termine.
Il multitasking non influisce solo sulle capacità cognitive, ma anche sul benessere emotivo. Nass ha sottolineato come passare continuamente da un compito all’altro generi stress e ansia. Il cervello, costantemente impegnato a tenere traccia di molte attività contemporaneamente, entra in uno stato di allerta permanente. Questo sovraccarico cognitivo porta a frustrazione e insoddisfazione, poiché non si riesce mai a completare un compito in modo soddisfacente. Viviamo con la sensazione di non riuscire a fare abbastanza, innescando un circolo vizioso che alimenta ulteriormente lo stress. Inoltre, l’iper-connessione digitale ci porta a perdere traccia delle connessioni emotive profonde e l’interazione viene sostituita dal ‘gioco parallelo’, ovvero dall’essere apparentemente insieme svolgendo, in realtà, attività differenti.
Ma come possiamo gestire gli effetti negativi del multitasking in un mondo che sembra richiederlo continuamente? Tim Harford, economista, giornalista e speaker in un altro TED Talk, suggerisce un approccio innovativo che ribalta la percezione comune del multitasking. Secondo Harford, figure iconiche come Einstein e Darwin hanno trovato ispirazione e produttività attraverso un “allenamento incrociato” della loro mente. Harford descrive una forma di multitasking che definisce “slow-motion multitasking”, in cui ci si dedica a diversi progetti contemporaneamente, spostandosi tra di essi a seconda dell’umore o delle circostanze.
“Fare due cose insieme significa non farne nemmeno una”. Ciò può essere vero se, ad esempio, mandiamo una mail durante una cena o usiamo Instagram mentre guardiamo un film. Tuttavia, Harford sottolinea che il multitasking può diventare un potente strumento creativo quando si tratta di attività importanti. Einstein, nel 1905, scrisse quattro articoli scientifici straordinari, affrontando argomenti completamente diversi tra loro: il moto browniano, la relatività ristretta, l’effetto fotoelettrico e l’equazione E=mc². Secondo l’economista, questo tipo di multitasking è comune tra le menti creative e può aiutarci a risolvere problemi complessi.
In definitiva, ci invita a riconsiderare il multitasking non come una risposta disperata alla frenesia del mondo moderno, ma come strategia consapevole per stimolare la creatività. La chiave sta nel gestire più progetti contemporaneamente, senza lasciarsi sopraffare dalla fretta. Lo slow-motion multitasking ci permette di pensare fuori dagli schemi, avvalendosi dei vantaggi dell’allenamento incrociato. “Ci consente di uscire dai blocchi che creano frustrazione trasformandoli, invece, nella possibilità di dedicarsi ad altro, aprendo così la nostra mente a possibilità inaspettate di soluzione del problema iniziale”. Come suggerisce Harford, spegniamo il telefono, facciamo una lista dei nostri progetti e iniziamo a lavorare in modo incrociato e consapevole, abbracciando le potenzialità creative del multitasking.
Maria Chiara Sertori
