“Come ci si spiega quando alcune persone riescono a fare cose che sembrano sfidare qualsiasi presupposto? Per esempio, perché Apple è così innovativa? In fin dei conti, è solo un’azienda di computer come tante altre, con lo stesso accesso alle risorse disponibili. Oppure, come è possibile che Martin Luther King sia riuscito a guidare il movimento per i diritti civili? Non era l’unico grande oratore dell’epoca, perché proprio lui?”. Lo scrittore Simon Sinek ci presenta questi quesiti che, probabilmente, ci siamo posti tutti almeno una volta: cosa distingue i grandi leader? Come riescono a ispirare gli altri a compiere azioni straordinarie?
Per rispondere Sinek introduce il “Golden Circle”, un modello che spiega come le persone e le organizzazioni più influenti agiscono e comunicano. Il modello è composto da tre cerchi concentrici: What (cosa fanno), How (come lo fanno) e Why (perché lo fanno). La maggior parte delle persone e delle aziende sa esattamente cosa fa e come lo fa, tuttavia, solo pochi sanno il perché– e qui non si parla di profitto, che è solo un risultato, ma di uno scopo più profondo, di una convinzione o di un desiderio.
Secondo Sinek, i leader comunicano dall’interno verso l’esterno del Golden Circle, partendo dal Why per poi arrivare al What. Questo approccio capovolge il modo tradizionale di comunicare, che parte dal What e si sposta verso il Why: diciamo cosa facciamo, cosa ci rende diversi o migliori, e ci aspettiamo una reazione. Per chiarire questo concetto usa l’esempio di Apple: se fosse come la maggior parte delle aziende, il suo messaggio di marketing suonerebbe così: “Creiamo ottimi computer, dal design accattivante e facili da usare. Ne vuoi uno?”, invece, parte dal Why: “Tutto ciò che facciamo è guidato dalla nostra convinzione di sfidare lo status quo e pensare in modo differente. Lo facciamo creando prodotti dal design accattivante e facili da usare. E, a proposito, creiamo anche ottimi computer. Ne vuoi uno?”.
La lezione di Sinek è chiara: le persone non comprano ciò che fai, ma perché lo fai. Ciò che fai è solo una dimostrazione tangibile di ciò in cui credi. Per questo motivo, la leadership non risiede nel ricoprire posizioni di potere, ma nella capacità di ispirare le persone, comunicando il proprio Why in modo autentico, creando così un legame emotivo che porta gli altri a sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Nel suo TED Talk “Everyday Leadership”, invece, Drew Dudley propone una visione della leadership diversa da quella tradizionale, spesso associata a grandi imprese o a cambiamenti epocali. Dudley sostiene che abbiamo trasformato la leadership in un concetto talmente elevato da sembrare irraggiungibile quando, invece, la possiamo praticare ogni giorno.
Per spiegare questa idea condivide un’esperienza personale: il giorno della laurea, una ragazza gli si avvicinò per raccontargli come un suo piccolo gesto – una battuta e un lecca-lecca il primo giorno di università – le avesse cambiato la vita. Quel gesto l’aveva convinta a non abbandonare gli studi in un momento di insicurezza e le aveva permesso di incontrare il ragazzo che avrebbe poi sposato. “Non ho alcun ricordo di quel momento – riflette Dudley – eppure ha cambiato la vita di una persona. Quanti di voi hanno avuto un momento lecca-lecca, in cui qualcuno ha detto o fatto qualcosa che ha migliorato la vostra vita? E quanti di voi hanno ringraziato per l’importanza di quel gesto?”
Dudley ci ricorda che ognuno di noi è stato almeno una volta un catalizzatore di un “momento lecca-lecca”, attraverso un sorriso, una parola o un’azione. Fino a quando considereremo la leadership come qualcosa di troppo grande, ci daremo la scusa per non aspettarci nulla da noi stessi o dagli altri. Riconoscere l’impatto che possiamo avere sulla vita altrui ci rende invece responsabili nelle nostre azioni quotidiane. La leadership non consiste nel cambiare il mondo intero, ma nel migliorare la giornata di una delle sette miliardi di persone che lo abitano, aiutandola a scoprire il suo valore e il suo potenziale. È la somma di queste piccole azioni che, unite, può davvero trasformare il mondo.
Maria Chiara Sertori
