Può un film, anzi un cartone, riuscire a spiegare un’emozione?
È quello che la Pixar, ancora una volta, riesce a fare con un film d’animazione che racchiude in sé tutta l’essenza di un’emozione che tutti noi abbiamo provato una volta nella vita: l’ansia.
Sbarcato al cinema il 19 giugno nelle sale italiane, il secondo capitolo di Inside Out riscuote sin dalle prime ore un successo clamoroso, mai visto prima: 1,5 miliardi al botteghino.
Il film affronta in tutte le sue peculiari sfaccettature le diverse dimensioni dell’adolescenza come passaggio in continuo mutamento. L’introduzione di nuove emozioni come l’ansia, l’imbarazzo, la noia e la nostalgia, completano il quadro di sentimenti della protagonista Riley, già presentata nel precedente film, che nel frattempo è cresciuta. Crescendo, Riley mette piede in quella che possiamo considerare una delle fasi più delicate della nostra esistenza: la pubertà, l’adolescenza.
Il cambiamento riguarda, ha riguardato o riguarderà chiunque abbia acquistato un biglietto per vedere questo film al cinema: tutti noi in quella fase di vita in cui ci sembra di perdere tutti i nostri punti di riferimento, di voler seguire ciò che è di tendenza e che possa darci un non so che di autostima in più, anche a discapito di rapporti autentici che spesso vengono messi in ombra perché apparentemente non più utili. Ci sentiamo smarriti, frustrati, a volte padroni del mondo, a volte incapaci anche solo di alzarci la mattina.
Ma il vero protagonista che domina la maggior parte delle scene del film è un nuovo sentimento: l’ansia, che va a disturbare inizialmente il quartier generale delle emozioni, dando un nuovo assetto ai sentimenti che si evolvono in emozioni più complicate rispetto a quelle provate dalla Riley bambina che avevamo lasciato.
Ansia è quel sentimento che contrasta Gioia, che non permette più a Riley di vivere spensierata così come faceva da bambina, ponendola in una situazione di disagio che la conduce a prendere scelte a volte impulsive, talvolta anche sbagliate, ma che, ogni volta, la fanno maturare.
Il film esamina in tutte le sue sfaccettature le diverse manifestazioni che può assumere ansia, rappresentando in modo quanto più veritiero possibile situazioni che riguardano tutti noi. Inside Out 2 rappresenta in modo alquanto concreto e di facile comprensione il viaggio interiore di un’adolescente che si trova a dover affrontare cambiamenti fisici e psicologici interiori.
La cornice che viene messa in scena dell’ansia con tutti i sentimenti ad essa collegati ci obbliga a riflettere e a guardarci introspettivamente. Scena emblematica è quella dell’attacco di panico, che nella sua rappresentazione accurata e viscerale dà voce ad un’esperienza che molti adolescenti affrontano. In questo modo, offre un’occasione di riflessione su alcuni temi dell’ inconscio che spesso si trascurano o ai quali non si da il giusto peso.
In conclusione, la pellicola, nonostante possa sembrare un cartone destinato ad un pubblico giovane, ha diversi livelli di comprensione a seconda dell’età in cui la si guarda e, certamente, può essere spunto di riflessione e di introspezione, se non altro di ricordi, per ciascuno di noi.
Sara Gavinelli
