Nino, classe 2001, originario di Barcellona, ma studente presso l’università Sorbona di Parigi, frequenta la facoltà di cinema, in quanto il cinema è la sua grande passione. La sua esperienza Erasmus si è svolta all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e, grazie ai molti corsi sull’audiovisivo e sul cinema di CIMO, ho avuto il piacere di conoscerlo.
Ciao Nino, raccontaci un po’ del tuo Erasmus, come mai hai deciso di partecipare al programma?
«Grazie al mio Master in IMACS e al programma Erasmus. Avevo diverse opzioni in tutta Europa, ma alla fine ho optato per l’Italia. I motivi sono diversi, innanzitutto, per conoscere meglio la cultura italiana e per imparare la lingua. Avrei potuto scegliere Roma o qualsiasi altra città, ma è stata Milano ad attrarmi di più e, senza dubbio, l’università ha avuto un ruolo importante in questo. I corsi mi sono piaciuti subito, così come la reputazione dell’università».
Come è stata la tua esperienza in questo nuovo contesto?
«Mi sono integrato abbastanza rapidamente. Le persone sono molto accoglienti e Milano è molto organizzata: si può andare ovunque in qualsiasi momento, il che rende facile socializzare. I miei coinquilini mi hanno aiutato, ma anche gli studenti dell’università sono stati estremamente premurosi».
Quali sono i principali vantaggi e quali sono invece le sfide di vivere in un paese straniero durante l’Erasmus?
«I vantaggi di essere all’estero sono, ovviamente, l’opportunità di scoprire realtà nuove: ci si può sorprendere ogni giorno, anche una routine diventa meravigliosa in quanto si imparano sempre cose nuove. Può essere negativo solo il fatto di non vedere la famiglia, ma questo è personale. Dato che parlo correntemente spagnolo e francese, la comprensione dell’italiano è stata per me molto accessibile, la sfida è stata impararlo. Sicuramente grazie all’aiuto dei miei compagni e di quelli diventati ormai i miei amici sono stato aiutato molto a migliorarlo. Sono stato davvero fortunato ad aver conosciuto tutte queste persone».
Qual è stato il momento più memorabile?
«Probabilmente i giorni tranquilli sono stati i più memorabili per me: quelle giornate all’università, una pizza all’ora di pranzo o gli aperitivi con gli amici».
In che modo questa esperienza di Erasmus influenzerà il tuo futuro?
«Questa esperienza Erasmus mi ha permesso di sviluppare le mie capacità sociali. All’estero bisogna sapersi arrangiare. Ho fatto molte esperienze nuove, come condividere un appartamento, seguire lezioni e sostenere esami in una lingua straniera. Tutto questo mi ha rafforzato».
Hai qualche consiglio per gli studenti che stanno considerando di partecipare al programma Erasmus?
«Il mio consiglio più grande è di non avere paura di essere coinvolti in cose che sembrano complicate. Se non dovesse funzionare ci si può sempre ritirare, ma non c’è nulla da perdere nel provarci. Bisogna seguire i corsi, socializzare e fare progetti. Non abbiate paura di puntare troppo in alto: le persone sono spesso di buon cuore».
Come ti sei trovato all’Università Cattolica?
«L’università è bellissima, gli insegnanti sono molto disponibili e gli studenti sono molto uniti e socievoli. L’ufficio per gli studenti internazionali è ben organizzato e risponde rapidamente alle richieste di assistenza. Esperienza favolosa, non esiterei a ripeterla, davvero».
E per quanto riguarda i corsi che hai seguito, condivisi con gli studenti di CIMO, come ti sono sembrati?
«I corsi mi sono piaciuti, ma verso la fine sono diventati un po’ stancanti per via della lingua diversa. Ho trovato molto interessante fare progetti con gli altri studenti, e persino una manna dal cielo per chi, come me, cerca di inserirsi».
Prima di ringraziarti per questa intervista, raccontaci un luogo comune sull’Italia su cui ti sei ricreduto.
«Pensavo che gli italiani fossero più severi sul cibo, ad esempio, niente pancetta sulla carbonara, oppure niente cappuccino dopo mezzogiorno, ma mi è stato quasi sempre tutto concesso (con alcune eccezioni)».
