ALLA RICERCA DI UNA SALVEZZA IMPOSSIBILE

Daniele è malato. La sua malattia si chiama estrema sensibilità. È una malattia incurabile che ha per effetto collaterale una febbrile empatia che lo fa sentire perpetuamente cristallizzato in un’invisibile teca sempre al limite della rottura.

Romanzo introspettivo e vincitore del Premio Strega Giovani 2020, Tutto Chiede Salvezza di Daniele Mencarelli racconta la storia di una vita spezzata, quella di Daniele, omonimo autore del romanzo, forzato al TSO – trattamento sanitario obbligatorio – a seguito di un violento episodio di ira nell’estate del 1994. A scandire i 7 capitoli di cui il libro si compone, sono gli altrettanti giorni spesi in una camerata di “pazzi” – come li appella Daniele – che con lui condividono la colpa di non rientrare nei legittimi canoni di quelli che la società definisce normali. La paura di Daniele è di diventare pazzo come loro, perché lui così non si sente. Non si sente divorato da due forze co-esistenti che lo dividono costantemente tra il bene e il male come Gianluca,o perennemente cristallizzato in uno stato vegetativo come Alessandro. Di certo non patisce come Madonnina, in una ricerca eterna di un perdono dal cielo. Giorgio e Daniele non condividono nemmeno l’aspetto, due poli opposti fatti di prestanza fisica da un lato, e minutezza quasi femminile dall’altro. Con Mario condivide solo la passione per le mele cotte. Non si rende conto Daniele, appena entrato nell’ala psichiatrica di quel maledetto ospedale, di quanta vita si nasconda tra quelle quattro mura, e di quanta normalità, in realtà, accomuna tutti.

La sua diagnosi è la tristezza di non sentirsi all’altezza di un mondo esterno che esalta la normalità come unico comportamento riconosciuto. Scorrendo le pagine del libro si legge: «Mi sembra che la vita mi pesi più che agli altri. Ma non solo in senso negativo, anche sulle cose belle, mi sembra tutto gigantesco, però gli altri non la vedono così. Per me è una specie di ritardo mentale». È palese l’inadeguatezza che Daniele prova essendo solo sé stesso, vivendo come una figura dotata di una sensibilità estrema che lo porta ad invocare Salvezza. In questo libro si assiste al rovescio di una medaglia: è la storia di un soffocato grido d’aiuto verso una società affetta dalla malattia della normalità. L’illogicità di una società malandata, secondo Mencarelli, è proprio questa «i matti, i malati, vanno curati, mentre le parole, il dialogo, è merce riservata ai sani». Individua il malanno nell’incapacità che si ha di accogliere all’ascolto chi urla in silenzio implorando aiuto, ma a cui non viene data attenzione perché considerato non-sano ed indegno di essere ascoltato. Può mai essere, questa, definita normalità?

Il testo in alcuni passaggi fa male, si sente visceralmente, si fa interpretare nella maniera più personale e brutale: quando il protagonista infatti si trova a scavare figuratamente in sé stesso alla ricerca dell’attesa salvezza, si fa da specchio a quanti come lui vivono la sofferenza dell’inadeguatezza. Le pagine fanno da eco ad un ritornello comune, al transitare dell’uomo nelle sue sofferenze, boccheggiando e sforzandosi di rimanere a galla, cercando illogicamente una celere via d’uscita. Si, illogica – illogica perché è dalle sofferenze che impariamo l’arte della felicità.

La Salvezza è la sofferenza dell’essere.

Carolina Pugliese