Good Omens

GOOD OMENS: UN’APOCALISSE POP E ASSOLUTAMENTE BRITISH

Dimenticate le profezie sulla fine del mondo nel 2012 perché, secondo la miniserie Good Omens  firmata Amazon Prime Video, stava per accadere giusto lo scorso anno.

Lanciata nel maggio 2019, la serie è l’adattamento dell’omonimo romanzo scritto a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman nel 1990 (la versione italiana corrisponde al titolo Buona apocalisse a tutti!) ed è diretta da Douglas Mackinnon, che vanta la regia di alcuni episodi delle famosissime serie tv britanniche Doctor Who e Sherlock.

I protagonisti, il demone Crowley (David Tennant) e l’angelo Aziraphale (Michael Sheen), sembrano a prima vista come il giorno e la notte: il primo ha l’aspetto e l’attitudine di una rockstar, adora la sua Bentley d’epoca e ha un inaspettato pollice verde, mentre il secondo, dagli abiti sempre immacolati, è un amante dei libri e della buona cucina (specialmente se consumata al Ritz).

Crowley e Aziraphale sono i rappresentanti rispettivamente dell’Inferno e del Paradiso sulla Terra sin dall’inizio dei tempi: si occupano di benedizioni, tentazioni e in generale di mantenere il cosmo in equilibrio tra bene e male. Con il passare dei secoli, nonostante facciano parte di fazioni nemiche, stringono un’alleanza che sfocia in un’affiatata, per quanto bizzarra, amicizia. Entrambi si abituano a vivere tra i comuni mortali, hanno le loro stesse abitudini, ne apprezzano il cibo e la musica. Ma nel momento in cui l’umanità viene minacciata da colui che dovrebbe dare inizio alla fine del mondo, ossia l’undicenne Adam, i due si rifiutano di ritornare tra i rispettivi ranghi e scelgono di preservare quella realtà a cui ormai si sono affezionati.

Bene, a tutto questo aggiungete un bislacco cacciatore di streghe e il suo impacciato aiutante, l’ultima discendente di una famosa incantatrice (le cui profezie si avverano proprio sempre), un gruppo di ragazzini in stile Stranger Things, un’eccentrica chiaroveggente, angeli impettiti che sembrano facoltosi burocrati e demoni dall’aspetto ribelle. Condite tutto con British humor e pungente ironia e Good Omens è servito.

Eppure, dietro le situazioni assurde e le battute mordaci, nulla è lasciato al caso e l’intento non è unicamente quello di divertire, ma di indurci a pensare. La maggior parte delle riflessioni hanno come fulcro il libero arbitrio: tutti i personaggi hanno un preciso compito sin dalla nascita, tuttavia dubbi e incertezze si insinuano in ciò che sembra prestabilito e improvvisamente la strada che sembrava unidirezionale si dirama in migliaia di possibilità.

Non mancano neppure critiche verso l’epoca contemporanea, dalle fake news alle nuove piaghe della società, rappresentate dai Cavalieri dell’Apocalisse, che non possono mancare in un Armageddon come si deve. Infatti, Inquinamento sostituisce la tradizionale Pestilenza, mentre Carestia si riferisce all’alimentazione inadeguata e artificiale anziché alla mancanza di cibo.

Quindi non fatevi illudere dall’apparente e strampalata spensieratezza, perché in fondo Good Omens non è altro che un viaggio (narrato dalla voce femminile di Dio in persona) che analizza l’umanità sin dal principio. A ritmo di Bohemian Rhapsody, ovviamente.

Sofia Leoni

Fonte immagine: Best Movies