TI AMO ANCHE SE SEI DI MILANO – LA PRIMA VOLTA DI FABRIZIO MORO AL FORUM

Può un concerto al Mediolanum Forum di Assago avere il sapore della rivalsa e del trionfo? La risposta non può che essere affermativa se ti chiami Fabrizio Moro e sai che “ogni metro di successo ha un caro prezzo”.
Lo aveva definito un sogno atteso da vent’anni quello di esibirsi sul palco del più importante palazzetto di Milano. Sulla scia del 2018, un anno incredibile che l’ha visto trionfare a Sanremo e far innamorare l’Europa intera all’Eurovision Song Contest insieme a Ermal Meta, oltre che riempire lo Stadio Olimpico della sua Roma, il 26 ottobre Moro ha conquistato il Forum con la sua voce graffiante e i suoi versi senza sconti.

Il suo repertorio spazia dal suono rock di pezzi come Arresto Cardiaco e Quasi al ritmo più jazzistico di Per me, senza tralasciare successi come Portami Via e L’eternità, sulle cui note s’illuminano il parterre e le tribune gremite. Ma se gli spettatori cantano all’unisono le melodie più carezzevoli è davanti alle parole più taglienti e crude dell’artista che si lasciano andare: nato e cresciuto nella periferia romana, attraverso i suoi brani Moro dipinge l’immagine di una società sempre meno meritocratica e sempre più incline ad escludere e ostracizzare i “figli di nessuno” (titolo del suo nuovo album), coloro che vivono in una realtà urbana e sociale di degrado, abbandonati a se stessi e dimenticati dalle istituzioni. Una costante della sua produzione sono poi i capolavori di denuncia sociale, come Me’nnamoravo de te e soprattutto Pensa (brano che nel 2007 gli valse il primo posto a Sanremo nella sezione Nuove proposte), che senza alcuna ipocrisia retorica raccontano e mettono a nudo le contraddizioni e le verità scomode dell’Italia, dalle stragi di impronta mafiosa alla sete di giustizia, fino agli scandali politici come Tangentopoli.

È complicato arrivare al cuore di un pubblico così vasto, eterogeneo e transgenerazionale, ma Fabrizio Moro ci riesce mantenendo quella coerenza che gli ha permesso di raccogliere negli anni sempre maggiori consensi. Ed è proprio per rimanere fedele a questa coerenza e alla sua filosofia di non arrendersi neppure davanti “ai muri troppo alti” che come ospite per Milano, dopo Noemi e Ultimo presenti alle due date del tour a Roma, sceglie il pugile casertano Domenico Valentino, ricordando i tempi in cui il suo seguito era assai meno numeroso e confessando la paura provata di fronte alla prospettiva di doversi esibire su quel palco tanto agognato. “Anche qui si prendono calci e pugni, non in viso, ma allo stomaco e al cuore”, dice.

Moro canta di amori grandissimi, di temi sociali caldi e di un’esistenza costellata di sbagli e cadute, ma per chiudere il cerchio di una serata da sogno, per lui e per il pubblico, si affida – emozionato – alle parole di un brano intimo e autobiografico come Pace, la descrizione di una vita trascorsa alla costante ricerca di un equilibrio fra le inquietudini, di un’inafferrabile pace “tra tanta gente che non cerca niente”.

Paola Galbusera