UNA VENTATA D’ORIENTE IN MOSTRA AL MUDEC

Impressioni d’Oriente è la mostra che popolerà il MUDEC dall’1 ottobre al 2 febbraio e che ci concede un prezioso insight sulle influenze dell’arte e della cultura giapponese sull’Europa di fine ‘800.

L’esposizione si inserisce all’interno del progetto Oriente MUDEC per valorizzare gli scambi e le relazioni commerciali e culturali tra Europa e Giappone. Nell’ottica del progetto, il museo ha infatti deciso di allestire tutti i propri spazi espositivi per raccontare da diversi punti di vista (artistico, storico ed etnografico) la storia del mutuo interesse e dell’ibridazione tra le culture.

La mostra raccoglie 170 pezzi unici di antiquariato nipponico, stampe, dipinti, sculture e oggetti d’arredo provenienti da importanti musei italiani e europei e da collezionisti privati, che testimoniano l’incontro tra i due mondi di Europa e Giappone e le reciproche influenze a seguito dei complessi scambi artistici che si susseguirono tra il 1860 e il 1900.

Grande attenzione è dedicata al contesto d’epoca, con alcune riprese originali che descrivono il viaggio dei grandi collezionisti e mecenati europei verso est e la loro meraviglia di fronte alla purezza e all’autenticità della cultura giapponese, paragonata a quella classica greca. Tornati in Europa, gli imprenditori portarono schizzi, fotografie, racconti, oggetti che suscitarono l’interesse dei più e permisero l’apertura di musei e la partecipazione del Giappone all’Esposizione Universale di Parigi del 1867, in cui la conoscenza reciproca risultò determinante per influenzare la cultura del tempo.

Basti pensare alla Madama Butterfly di Puccini, opera lirica che riveste una grande importanza nell’esposizione e rappresenta uno dei principali punti d’incontro tra la sensibilità e l’estetica di due Paesi apparentemente lontani, Italia e Giappone.

Il fil rouge della mostra è quindi un percorso che ci introduce alle declinazioni del “giapponismo”, il grandissimo fascino ed interesse per la cultura d’Oriente, in particolare nella Francia di Toulouse-Lautrec, Gauguin, Rodin, Van Gogh, ma anche nell’Italia di De Nittis, Chini, Zandomeneghi e Segantini e molti altri che portarono i colori, gli stili ed i soggetti dell’arte giapponese nelle proprie opere.

Nel complesso, questa mostra è un viaggio di esperienze che accompagna ed a tratti seduce lo spettatore con i suoi segreti, le sue prospettive ed il suo racconto affascinante ed inclusivo. Particolare è il modo in cui Van Gogh, che crea un collettivo ad Arles, fa riferimento all’arte giapponese nel suo “Ritratto di giovane donna” (1890). Proprio perché idealizza il ruolo del clima orientale nel rivitalizzare l’arte occidentale, in questo quadro l’artista utilizza la tecnica puntinista nello sfondo e imita lo “stropicciato” delle stampe increspate giapponesi. Grazie a questo continuo rimando e intreccio di influenze, l’arte del Giappone e quella europea vengono entrambe arricchite e il loro fascino è reso immortale.

Giulia Lo Surdo