POTENTE E PARANOICA: DARK – II STAGIONE

In molti stiamo aspettando la seconda stagione di Dark (in italiano, I segreti di Winden) serie tedesca prodotta da Netflix, che ha affascinato per il suo lato oscuro e pungente fatto di rintocchi di orologio e salti indietro nel tempo. E il 21 giugno tornerà con una nuova, intrecciata, stagione.

Molto simile nei temi all’americano Twin Peaks e al francese Les Révenants, i creatori di Dark, Baran bo Odar e la moglie Jantje Friese hanno creato un prodotto che si distingue di gran lunga rispetto ai due che spesso gli sono accostati: la sua fotografia, la sua identità contenutistica e la fisionomia riconoscibile fanno di questa serie uno dei gioielli seriali degli ultimi anni.

Ambientato ai giorni nostri nella piovosa cittadina di Winden, immersa in una foresta della Renania, ci accorgiamo fin dalle prime scene che il concetto di tempo è il punto problematico della storia, la quale cuce tra loro sapientemente i continui salti tra passato e presente.

In questa monotona cittadina immersa nel bosco e ingrigita dalla presenza di un’inquietante centrale nucleare, avvengono misteriose sparizioni di bambini che sembrano replicare quelle già avvenute nel 1986 e, ancor prima, nel 1953, ossia ogni 33 anni.

Un incipit da giallo-thriller che ci conduce nelle vite degli abitanti di Winden, e nei loro segreti nascosti. Ma questa non è che la superficie: tre epoche, tre generazioni sono connesse tra loro da un wormhole, noto come ponte di Einstei-Rosen che assottiglia e fa svanire lo spazio e il tempo: ed ogni legame causa-effetto non ha più un senso logico.

Ed è qui che si apre davanti ai nostri occhi un enigma spazio-temporale, che si intreccia con le storie dei cittadini di Winden, storie che si fanno sempre più contorte, raccapriccianti e folli.

Storie che si impigliano nella tela di una natura oscura e inafferrabile, metafora dell’inspiegabilità degli eventi e della debolezza umana.

La frequenza regolare e ipnotizzante della pioggia, sembra contare il passare dei minuti, dei giorni, degli anni. Ma è soltanto un’illusione: tutto è in balìa di un vero e proprio mistero generato dall’inconsistenza spazio-temporale, e i personaggi sono quindi impotenti di fronte questa degenerazione.

Un’architettura narrativa sofisticata e curata nei minimi dettagli che mette insieme la precisione matematica e la componente psicologica e profondamente introspettiva. Decisamente ambizioso, Dark si rivela un marchingegno polifonico che tutti i personaggi contribuiscono ad attivare coralmente in maniera inconsapevole. E noi spettatori restiamo col fiato sospeso cercando di comprendere questo complesso, ma perfetto, mosaico.

L’impianto registico dello svizzero Odar è caratterizzato da una fotografia moderna ispirata ai lavori di Jeff Wall e Gregory Crewdson.

Inquadrature dall’inquietante freddezza e precisione, rese tali anche dalla presenza incessante della pioggia, sfondo di ogni puntata. Una fotografia che rende perfettamente l’idea di impotenza dei personaggi, donandoci una rappresentazione quasi marmorea dei loro volti e delle loro espressioni. Una luce perennemente scura e oppressiva, che si spegne totalmente nel cuore della foresta, dove si nasconde il mistero di Winden.

Siamo tutti in attesa della seconda stagione che, a detta dei due sceneggiatori Odar e Friese, sarà più “luminosa”, ma sempre fitta di colpi di scena sorprendenti e cortocircuiti temporali che ci faranno perdere in un nuovo labirinto, stavolta fuori dalla cupa foresta di Winden.

Sara Serinelli