TRA BOOKSTAGRAM E BOOKTUBE: INTERVISTA A TEGAMINI

“Ama i dinosauri, la pizza, i film con i supereroi e la cancelleria, ma anche gli unicorni,l’esplorazione spaziale, i pisolini, gli animali più sottovalutati e il tennis”: bastano queste poche righe con cui Francesca Crescentini, in arte Tegamini, si descrive in terza persona sul suo blog, per capire di essere di fronte ad una persona estremamente alternativa quanto interessante e ad apprezzarla non sono solamente io, ma anche le quasi 50 mila persone che la seguono su Instagram.

  1. Si dice che Facebook sia diventato un social network per “cinquantenni” e Instagram il nuovo social per i giovani. Hai notato anche tu questo grande cambiamento avvenuto nel corso degli ultimi due anni? Tra Facebook e Instagram dove preferisci lavorare?
    Ogni piattaforma ha le sue demografiche di riferimento e i suoi linguaggi. L’età media è sicuramente più bassa su Instagram, di questi tempi. Ma è anche vero che, per tanti brand – soprattutto quelli di largo consumo, Facebook continua ad essere un canale fondamentale. Nel mio piccolo, lo utilizzo davvero poco. Non ho una strategia editoriale costruita appositamente per Facebook e, più che altro, la pagina del blog è una repository di tutto quello che esce sulle altre piattaforme. Non è detto che ogni canale vada alimentato allo stesso modo o che vada alimentato “per forza”. Per come funziono io, quello che racconto – sia scrivendo che fotografando o dicendo assurdità in video – risulta più efficace su Instagram o sul blog.
  1. La maggior parte degli influencer che recensiscono libri o fanno parte del mondo editoriale sono partiti con un canale Youtube o lo hanno aperto in seguito. Come mai tu non hai mai utilizzato questo metodo di comunicazione
    Perché sono di una pigrizia vergognosa, forse. YouTube, per la struttura che ha ora, non è un posto per contenuti estemporanei. Servono montaggi, effetti grafici e audio, gestione “tematica” del canale e innumerevoli altre faccende che non ho mai assimilato. Un po’ come accennavo prima, se non sei certo di saper fare bene una cosa – o se ti accorgi che le modalità espressive che ti vengono richieste non sono precisamente nelle tue corde – meglio astenersi.
  1. Come ti comporti con i brand che ti chiedono delle sponsorizzazioni?
    Con estremo circospezione. E’ un tema delicato e l’attenzione che mi viene riservata da tante persone che ogni giorno guardano quello che combino va rispettata. Accetto pochi lavori rispetto al numero complessivo di richieste (anche molto strampalate) che arrivano. È un prodotto che userei veramente? È un’idea che può davvero avvicinarsi a quello che amo? È, in generale, un progetto che mi somiglia? Sono domande da porsi sempre con grande serietà, indipendentemente da quello che può essere il ritorno economico. Vale la pena, sul lungo termine, appiccicare meno #adv in giro e fare in modo che gli #adv che ci sono siano davvero vicini al mondo che racconti.
  2. Ci sono degli influencer che non parlano di libri e letteratura e che ami seguire?
    Ma certo. Amo @conoscounposto, @stazzitta, @giuliavalentina, @stephanieglitter e l’@estetistacinica, tanto per citare una manciatina di gente.
  1. Cosa consiglieresti a chi vuole aprire una pagina Instagram o un blog di libri e letteratura?
    Consiglierei di non demordere e di essere pazienti. E di evitare le lodi sperticate a un libro che è stato tirato fuori dalla busta arrivata dalla casa editrice tre minuti prima. È un mondo affollato, quello degli account letterari. Dev’esserci qualcosa, dalle vostre parti, che riesce davvero a rendervi “speciali” o preziosi per chi vi ascolterà/leggerà/vedrà. Credo valga per ogni possibile argomento e/o progetto, ma il tema è nobile e importante… e merita tutto il nostro amore e il nostro impegno.

Matilde Savaglio

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