UN BENE MATERIALE O UNA BELLA ESPERIENZA? L’IMPATTO DEI SOCIAL MEDIA SULLA SOCIETÀ

Al giorno d’oggi, la digitalizzazione della vita quotidiana ha reso sempre più facile ed immediata la condivisione, e quindi il paragone, dei beni posseduti con ciò che non si ha e ciò che si potrebbe possedere. Quale impatto ha avuto questo processo sulle abitudini di consumo della società odierna?

Da molti decenni gli psicologi studiano il ruolo del possesso di beni materiali e del vivere esperienze nel determinare il benessere delle persone. Nel 2003, in particolare, gli studiosi Van Boven e Gilovich hanno dimostrato che, rispetto al possesso di un bene materiale, le esperienze tendono a fornire una soddisfazione maggiore. Queste ultime, infatti, rendono gli individui più felici poiché non consentono di effettuare paragoni e confronti con gli altri soggetti, con le opzioni escluse e, allo stesso tempo, incoraggiano una più intensa connessione sociale tra gli individui.

Nel 2010, è stato dimostrato che gli acquisti esperienziali tendono a fornire una felicità e una soddisfazione più durature rispetto all’acquisto di beni materiali; questo è legato al fatto che quando si acquista un bene materiale si massimizza l’utilità individuale mentre, nel caso delle esperienze, si massimizza il proprio senso di soddisfazione.

Inoltre, i social networks e le tecnologie in real time stanno paradossalmente riportando le dinamiche sociali indietro nel tempo: nell’antichità si barattavano i beni, oggi si scambiano idee e si condividono esperienze, ma in una maniera totalmente differente.

Rachel Botsman, considerata il guru della condivisione e appartenente al Forum of Young Global Leaders, ha definito questa nuova dinamica sociale come l’economia del “what’s mine is yours”, ovvero una sorta di “consumo collaborativo”. Fondamentalmente ci stiamo muovendo da una cultura individuale ad una dinamica più concentrata sulla collettività.

La studiosa sostiene che questa trasformazione delle abitudini non è un cambiamento solo di passaggio, ma un’importante innovazione culturale ed una forza economica che sta reinventando non solo ciò che consumiamo, ma anche il modo in cui consumiamo. Ci stiamo spostando dall’iperconsumo, proprio del XX secolo, verso il “consumo collaborativo” del XXI secolo caratterizzato da comportamenti collaborativi e dall’instaurazione di meccanismi di fiducia che derivano proprio dalla creazione di nuovi sistemi. Alla base di questa idea vi è la possibilità e l’immediatezza di creare gruppi con un obiettivo in comune, grazie ad internet che, rimuovendo l’intermediario, trasforma ogni soggetto da consumatore passivo a venditore/collaboratore abilitato.

Fino a pochi anni fa sembrava impossibile pensare di scambiare oggetti con completi sconosciuti e senza uno scambio di denaro, ma è proprio quello che sta accadendo sempre più frequentemente al giorno d’oggi. È in atto un enorme cambiamento che ci spinge a condividere in una maniera più innovativa e divertente.

Ad oggi ciò che fornisce soddisfazione è sempre meno tangibile rispetto al passato, non si desidera più il bene materiale ma si vuole appagare il proprio bisogno di vivere delle esperienze. In conclusione è possibile affermare che si sta entrando in una nuova era riassumibile in queste due affermazioni di Rachel Botsman: “access is better than ownership” e “what’s mine, what’s yours and what’s ours”.

Anna Ferrera