SEX EDUCATION, L’ALGORITMO DI NETFLIX COLPISCE ANCORA?

È possibile che Sex Education, la nuova serie tv targata Netflix, che ha come argomento principe il sesso, sia stata fatta su misura per noi?

Si sa, gli algoritmi ci circondano, ci prendono le misure e ci guidano nella scoperta eclatante o fastidiosa di nuovi film, serie tv, articoli e romanzi. Cercano di fare ordine nello sterminato universo mediale che giorno dopo giorno si dilata, accogliendo al suo interno nuovi abitanti. Uno degli ultimi a entrare nella grande casa Netflix è Sex Education, una serie tv britannica sugli adolescenti e per gli adolescenti (ma non solo), ambientata in un rurale paesino inglese con un non so che di pittoresco. Il sesso è l’argomento centrale, il nucleo dello storytelling che, tuttavia, si dipana a raggiera per approfondire diversi temi quali la sicurezza di sé stessi e del proprio corpo, l’omofobia, il rapporto genitori-figli, l’aborto e tanto altro ancora. Il tutto condito con uno humour tipicamente inglese, che rende l’atmosfera frizzante. Si parla di sesso in modo disinibito e naturale, si affrontano tematiche, che per molti sono ancora dei tabù, in maniera assolutamente spontanea, chiarendo diversi problemi e dando informazioni di educazione sessuale, educazione che ormai viene sempre più ignorata nelle scuole e tra gli adolescenti.

Netflix tagga internamente i propri prodotti con determinati tag per filtrare successivamente, attraverso gli algoritmi, le serie tv. Esemplificando diciamo che esistono due tipi di algoritmi in Netflix: i content based e i collaborative filtering. I primi operano una cernita e catalogano come simili prodotti mediali che hanno caratteristiche contenutistiche simili o sono stati descritti in modo simile; i secondi invece stabiliscono connessioni tra contenuti di tipo diverso unicamente basandosi sul comportamento degli utenti. Si deduce presto come grazie agli algoritmi si possano creare prodotti a tavolino, confezionati per un determinato target.

Quindi perché una serie incentrata tutta sul sesso? Il marzo scorso TPI denunciò come in Italia l’educazione sessuale non sia obbligatoria, sottolineando che la maggior parte degli under 14 si informi tramite coetanei poco più esperti o dal porno. Di contro, un articolo del novembre scorso del Corriere della Sera, riportava dati di Eurispes che documentavano che i giovani dai 18 ai 30 anni attualmente fanno meno sesso rispetto ai loro coetanei di vent’anni fa, e che tra gli intervistati il 23,8% non usa mai i contraccettivi o raramente.

Sex Education intercetta le questioni e le domande degli adolescenti e cerca di dare loro delle risposte, le stesse che non trovano nel sistema scolastico e tanto meno trovano nei propri genitori. È un esperimento in cui un prodotto mediale non è solamente finalizzato all’intrattenimento e al divertimento, ma mira soprattutto a informare e a gestire con intelligenza una tematica sempre più spesso ignorata.

Martina Bissolo

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