WORK AND TRAVEL. Cronache dal Nuovo Continente #1: “Solo se persi rischiamo di ritrovarci”.

È già tutto deciso da gennaio, ma ancora non sembra vero. Fai una rincorsa incredibile per riuscire a dare tutti gli esami entro giugno, ma il tempo sembra accelerare. Manca una settimana alla partenza, e ancora non sai cosa mettere in valigia per riuscire a sopravvivere tre mesi con un clima instabile.

Ecco le sensazioni che ho provato io prima di partire per la mia avventura nello Yellowstone National Park.

I giorni precedenti alla partenza mi sono sembrati surreali: sono tornata a casa, ho salutato amici e parenti, ho fatto liste su liste per cercare di non dimenticare niente, ho preparato i documenti.

La notte prima della partenza è stata una notte agitata: ho fatto mente locale sui bagagli, ho ricontrollato visto e passaporto un milione di volte, non ho chiuso occhio.

La mattina della partenza sono arrivata in aeroporto e ho incontrato quelli che sarebbero stati i miei compagni di avventura per i successivi 79 giorni.

Durante le 26 interminabili ore di viaggio li ho conosciuti, ho stretto con loro dei legami, abbiamo fatto amicizia.

Una volta arrivati al Parco, però, siamo stati divisi in piccoli gruppi e smistati nei vari villaggi all’interno del Parco e un’ondata di amarezza mi ha travolta. Io ho avuto la fortuna di capitare con 7 incredibili compagni di avventura: Kristina, la mia compagna di stanza, Carol, Emanuele, Amos, Andrea, Manuel e Renato.

I primi giorni non sono stati affatto facili per noi: una nuova sistemazione abitativa, nuovi orari imposti per i pasti, nuove regole a cui attenersi, un nuovo lavoro da imparare, lo scoglio della lingua.

Con il passare dei giorni però ci siamo abituati alla nuova routine, agli orari di lavoro massacranti, al modo di parlare degli americani, a cenare alle 16.

Ci siamo ambientati tutti, tranne uno: Renato, il più piccolo del gruppo, stasera tornerà in Italia. Purtroppo la sua avventura finisce qui. Questa non è un’esperienza facile, da prendere sotto gamba. Stare lontani dalla famiglia, dagli amici, dalla propria vita quotidiana richiede uno sforzo che non tutti sono in grado di sopportare, soprattutto senza le giuste motivazioni.

Per noi, tutti i sacrifici e il duro lavoro che svolgiamo durante la settimana vengono però ripagati dai nostri days off, i giorni in cui siamo liberi di andare ad esplorare il Parco.

Per la prima volta nella mia vita ho fatto autostop sul retro di un pick up, ho visto una valle colma di bisonti intenti a mangiare, prendere il sole, insegnare ai piccoli a correre, ho visto mamma orsa aiutare i suoi piccoli ad attraversare la strada, ho visto delle cerve godersi il tepore del sole pomeridiano davanti alla hall di un hotel.

Anche a livello umano questa esperienza, seppure sia appena cominciata, mi sta arricchendo tantissimo: in sole due settimane ho fatto amicizia con ragazze e ragazzi di ogni parte del mondo, età e orientamento religioso che sono accumunati tutti dall’amore e dal rispetto verso la natura e gli animali, dalla voglia di mettersi alla prova e di conoscere mondi nuovi.

In più, sto scoprendo lati della mia personalità che non sapevo di avere e sto crescendo e maturando molto sotto tanti punti di vista.

Infine, data la mia predilezione per le feste e il mio indirizzo di studi, stasera si terrà nel mio villaggio il primo evento interamente ideato ed organizzato da me: un party a tema latino americano in cui dei ragazzi colombiani ed ecuadoregni insegneranno agli altri i segreti di salsa, bachata e merengue. Ci sarà da divertirsi!

Keep in touch, to be continued

Virginia Ciabatti

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