IL MESTIERE DI DISEGNARE NOTIZIE. Il racconto di Gianluca Costantini

Il programma del Lucca Comics&Games di quest’anno prevedeva tra le cose un breve incontro sul graphic journalism, durante il quale l’autore di fumetti Gianluca Costantini ha fornito degli spunti di riflessione interessanti per l’analisi di questo nuovo sottogenere del fumetto, sempre più popolare nello scenario italiano e internazionale.

Estraneo a una formazione giornalistica, Gianluca Costantini ha iniziato a disegnare notizie semplicemente per raccontare le esperienze nelle quali era immerso: viaggi ed esplorazioni che gli capitava di intraprendere. Le sue prime storie non avevano un obiettivo giornalistico, ma si sono trasformate in “opere” di cronaca solo in un secondo momento. I disegni dell’autore, infatti, attraevano una serie di soggetti che in prima persona avevano vissuto certe situazioni e che volontariamente ne fornivano informazioni: attraevano una rete di fonti. Così, aggiungendo all’azione sul campo quella sulle fonti, l’artista ha iniziato a vedere dell’effettivo potenziale giornalistico nei suoi racconti illustrati. Attraverso le nuove piattaforme, ha poi adattato la consultazione delle fonti alla contemporaneità: «su Twitter » dice l’autore «spesso s’incontrano testimonianze molto più vere, di quelle che uno può raccogliere passeggiando per Gaza» aggiungendo che «molte delle storie nascono dal contatto con gli altri sulla rete».

Costantini ha poi parlato delle sue prime collaborazioni con riviste e testate, che richiedevano all’autore brevi racconti che fornissero nell’istante tutte le informazioni disponibili su un fatto contemporaneo. È a questo proposito che l’autore esprime una delle maggiori difficoltà del graphic journalism: la sceneggiatura. Nella stesura di fumetti questa è la parte solitamente più rapida, ma nei disegni di cronaca questa realtà è rovesciata e l’elaborazione della sceneggiatura diventa “un lavoro lungo, complesso, e soprattutto di grande responsabilità”. Per dare credibilità alle sue prime storie quindi molte testate chiedevano al giornalista di inserire delle note a piè di pagina che effettivamente documentassero le vicende accadute e illustrate. È interessante notare come questa pratica di inserire note non sia richiesta ai giornalisti tradizionali e che sia dato del tutto per scontato che le loro fonti e le loro ricerche siano affidabili.

Il mondo si sta confrontando con un tipo di giornalismo innovativo ed è probabilmente naturale che davanti a un qualcosa di nuovo e non radicato nella tradizione si esprima un certo scetticismo e una certa diffidenza. Ma Costantini rassicura i propri lettori dichiarando che nel graphic journalism alla creatività dell’autore si aggiunge la ricerca attenta e attendibile del giornalista.

Cecilia Magherini

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