CONSAPEVOLEZZA, PAROLA D’ORDINE PER IL NOSTRO FUTURO

Lo studio del proprio self è il punto di partenza per la costruzione di un progetto di vita futura. Avere piena consapevolezza di chi siamo davvero e delle nostre aspettative profonde, ci permette di intraprendere il percorso migliore per noi. In merito a ciò abbiamo chiesto il parere ad un esperto nell’ambito delle risorse umane, Francesco Cusaro. Egli è HR Group Director presso TXT e-solutions e membro di PROSPERA, un’associazione senza fini di lucro, il cui team organizza numerosi progetti per la formazione responsabile di ragazzi in prossimità del mondo lavorativo. Tra questi è previsto anche Shape Your Job, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con l’ufficio Stage and Placement. Questo evento, che si tiene mensilmente presso l’Università, coinvolge gli studenti in colloqui individuali per l’orientamento professionale ed è un’ottima opportunità per ricevere consulenze da professionisti provenienti da diversi rami settoriali.

“La ricerca del lavoro dipende da due variaialibili essenziali, esordisce Cusaro:

  • AMBIENTALI, la conoscenza di un determinato contesto lavorativo-ambientale e delle regole che lo mettono in moto;
  • PERSONALI, le competenze acquisite nel corso degli anni e le proprie caratteristiche distintive.

Perciò la parola d’ordine è consapevolezza, verso le istituzioni che ci circondano, ma soprattutto verso noi stessi. Ormai “siamo grandi” e può sembrare impensabile, arrivati a questo punto, avere ancora le idee confuse. Eppure è sempre più frequente, tra i giovani che si affacciano all’ambiente lavorativo, l’essere in dubbio rispetto al futuro. Troppo spesso ci fa paura guardare avanti a noi: ciò che ci si presenta è un mare di opportunità diverse, ma non riusciamo a cogliere quale potrebbe essere la scelta giusta per noi, quella scelta che ci faccia sentire realizzati e felici allo stesso tempo.

Cusaro, a questo proposito, ci propone un “esercizio di analisi della nostra vita”, denominato da lui stesso “non cv”. In che cosa consiste? Esso non è nient’altro che la stesura di un curriculum vitae che parli da solo, che sia in grado di comunicare realmente il nostro valore a coloro che andranno a leggerlo. Il curriculum non può essere un mero “elenco della spesa”, dove vengono citate le esperienze formative elaborate nel corso degli anni. Chi analizza un cv vuole sapere concretamente cosa sappiamo fare e cosa abbiamo imparato grazie al nostro approccio col mondo lavorativo-universitario. Perciò bisogna scrivere informazioni utili anche riguardo al nostro bagaglio di soft skill, perché sono soprattutto queste che permettono la nostra identificazione, ci rendono unici e speciali. Una buona stesura del curriculum non deve esser soltanto finalizzata alla ricerca di un lavoro, ma è un valido strumento di aiuto per noi stessi e può aiutarci a comprendere le nostre reali attitudini.

Una volta realizzato un cv efficace si passa al momento della candidatura verso uno stage o un impiego lavorativo. “L’esperienza stage ha senso per rafforzare ciò che abbiamo studiato”, ci dice Cusaro. Perciò anche in questo caso è bene agire in modo consapevole, ragionando sulle diverse opzioni di scelta. L’esperienza stagistico-lavorativa è essenziale per lavorare sulle proprie conoscenze, ma è utile anche per svilupparne delle nuove e può far emergere tratti totalmente sconosciuti della nostra personalità.
Un attento focus sul passato è il vero e proprio punto di partenza per intraprendere il “salto nel buio” che ci presenta il futuro.
Da ultimo Cusaro ci offre un altro prezioso consiglio rispetto al nostro modo di porci verso datori di lavoro e recruiters. E’ fondamentale la sincerità verso l’altro, affinché si stabilisca un rapporto di lavoro costruttivo, che ci permetta di lavorare in un ambiente genuino ed operativo. In tono scherzoso, Cusaro paragona le relazioni lavorative a quelle matrimoniali. Se si arriva ad uno scioglimento è perché manca il feeling adeguato, quindi esser sempre noi stessi conviene in qualsiasi circostanza. Ciò non è sinonimo di staticità, infatti esistono aspetti del carattere che possono esser livellati in modo produttivo, che ci permettono di ottimizzare le nostre attitudini. Ad esempio, l’adozione di un atteggiamento frizzante e dinamico è sempre positivo in una situazione operativa e di vita quotidiana. Esso sintetizza buona propensione al dialogo e al team-working.

“Ciascuno è artefice della propria sorte”, disse Sallustio. Perciò possiamo costruire un percorso ricco di soddisfazioni mediante scelte accurate e consapevoli. Ciò è condizione necessaria ma non sufficiente perchè esistono molteplici fattori che contribuiscono alla buona riuscita di un progetto, come ad esempio l’essere aperti al dialogo costruttivo e all’ascolto.

Ringraziamo Francesco Cusaro per la sua disponibilità e collaborazione.

 

 

 

 

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